
La Scienza nuova rappresenta il capolavoro assoluto del filosofo napoletano Giambattista Vico (1668–1744). Frutto di un lavoro monumentale durato oltre vent'anni e scandito da tre successive redazioni (1725, 1730 e 1744), quest'opera segna una svolta radicale nel pensiero occidentale, gettando le basi dello storicismo moderno e inaugurando lo studio scientifico di ambiti antropologici fino ad allora trascurati, come il mito, la religione e il linguaggio.
Il nucleo metodologico dell'opera è concentrato nel Libro Primo, intitolato Dello stabilimento de' principi. Dopo aver tracciato una tavola cronologica, Vico vi enuncia 114 assiomi autoevidenti, da lui definiti «degnità» poiché universalmente degni di essere accolti dalla ragione.Attraverso queste premesse, Vico teorizza l'indissolubile legame tra i due grandi strumenti del sapere umano, superando la sterile opposizione tra astrattismo e sterile erudizione:
La sintesi vichiana risiede proprio nella cooperazione tra queste due discipline: ripercorrere il passato significa decifrare il certo dei documenti storici per rintracciarvi il vero, ossia le leggi universali che governano lo sviluppo delle civiltà.
Per Vico la storia non è un aggregato casuale di eventi, ma un organismo vivente che riflette la crescita psicofisica dell'essere umano. Il cammino delle nazioni attraversa necessariamente tre stadi di civiltà, a cui corrispondono altrettante età storiche e forme di mentalità:
| Stadio Umano | Età Storica | Caratteristiche del Periodo |
| Infanzia | Età degli Dei | L'uomo, dominato dall'istinto e da una cieca animalità, esce dalla barbarie spaventato dalle forze della natura, inquadrandole e adorandole come divinità (fase delle credenze religiose). |
| Fanciullezza | Età degli Eroi | Superato lo stato ferino, l'umanità interpreta la realtà attraverso la fantasia. La società è dominata dall'uso della forza e dal culto delle virtù guerriere. |
| Maturità | Età degli Uomini | L'umanità perviene alla piena cognizione razionale delle cose, contrassegnata dal trionfo del diritto, dall'eguaglianza civile e dalla logica. |
Questa evoluzione biologico-culturale non è però irreversibile. Proprio come l'essere umano decade e perisce dopo la maturità, così le nazioni, raggiunta la massima razionalità, tendono a corrompersi e a precipitare nella decadenza morale. Questo declino genera una «barbarie della riflessione» che azzera le conquiste civili e riporta la società allo stato primitivo. Da questa rinnovata barbarie inizia un nuovo ciclo evolutivo. La storia si configura così come un moto perpetuo di corsi e ricorsi storici, una spirale eterna in cui l'umanità rigenera continuamente se stessa.
In netta controtendenza rispetto al freddo razionalismo del Settecento illuminista, Vico attribuisce un valore gnoseologico e storico immenso al linguaggio poetico e al mito. Nel Libro Secondo (Della sapienza poetica), il filosofo dimostra che la poesia non è una sofisticata e piacevole invenzione letteraria a tavolino, bensì la modalità spontanea e originaria con cui l'uomo primitivo ha conosciuto il mondo.Dotato di una «robustissima fantasia» e di uno stupore infantile, l'uomo delle origini ha antropomorfizzato i fenomeni naturali (il fulmine diventa l'ira di Giove), traducendo in miti le proprie passioni e paure. Le favole antiche sono dunque «vere narrazioni», documenti storici di inestimabile valore che custodiscono la struttura civile, i riti e le istituzioni delle prime società.
A questo tema si collega il Libro Terzo, dedicato alla celebre Discoverta del vero Omero. Vico risolve la questione omerica decostruendo la figura del poeta come singolo saggio o filosofo cosciente: Omero non è mai esistito come individuo storico reale, ma è il simbolo collettivo e il poeta-teologo del popolo greco. Nei suoi poemi epici si è depositata e cristallizzata, in forma mitica e universale, l'intera mentalità dell'età eroica della Grecia arcaica.
I cinque libri che compongono la Scienza nuova articolano geometricamente questa grandiosa visione: