Voltaire

L'Ironia Filosofica e la Battaglia per la Tolleranza

Nato a Parigi il 21 novembre 1694, François-Marie Arouet, celebre con lo pseudonimo di Voltaire, ricevette un'accurata educazione in un collegio gesuita. Introdotto giovanissimo nei circoli dell'aristocrazia cortigiana francese, la sua verve polemica lo condusse presto a scontrarsi con un potente nobile, disputa che gli costò la reclusione nella Bastiglia.Tra il 1726 e il 1728 visse in esilio a Londra, un soggiorno decisivo che gli permise di assimilare la cultura oltremanica. Le impressioni di questo viaggio confluirono nelle Lettere filosofiche, l'opera in cui gettò le basi della sua intera parabola intellettuale: vi difese la spiritualità interiore dei Quaccheri (priva di dogmi e fasti), esaltò la libertà politica ed economica inglese, approfondì la letteratura britannica e promosse la filosofia empirista e scientifica di Bacone, Locke e Newton.

Le Tappe della Maturità e la Produzione Scientifica

Il periodo di Cirey1734–1749Si stabilisce a Cirey presso l'amica e intellettuale Madame de Châtelet. È la stagione più feconda della sua produzione, in cui unisce la speculazione umanistica all'indagine scientifica, pubblicando il Trattato di metafisica e gli Elementi della filosofia di Newton.La corte di Prussia1749–1752Accetta l'invito di Federico II di Prussia, calandosi nel ruolo di consigliere del sovrano illuminato. Il sodalizio si interrompe dopo tre anni a causa di insanabili divergenze personali e politiche.Il castello di Ferney1755–1777Dopo varie peregrinazioni, acquista il castello di Ferney, al confine tra Francia e Svizzera. Da questa cittadella intellettuale coordina l'Illuminismo europeo, redige il Trattato sulla tolleranza e si erge a difensore dei diritti umani contro i grandi errori giudiziari dell'epoca.Il ritorno trionfale a Parigi1778All'età di 84 anni rientra a Parigi per assistere alla messa in scena della sua ultima tragedia, Irene, venendo accolto da tributi trionfali. Si spegne nella capitale il 30 maggio dello stesso anno.

La Critica dell'Ottimismo e la Decostruzione della Metafisica

L'intera produzione letteraria e saggistica di Voltaire è guidata da un uso magistrale dell'ironia, del sarcasmo e della satira feroce, armi retoriche affilate per scardinare i dogmi della metafisica tradizionale.Nel Micromega (1752), il filosofo ridimensiona antropocentrismo ed etnocentrismo mostrando la relatività delle sensazioni umane, un limite che l'uomo può valicare solo affidandosi all'oggettività e al rigore del calcolo matematico. Il punto di svolta profondo avviene però con il Poema sul disastro di Lisbona (1756), scritto all'indomani del devastante terremoto che colpì la città portoghese: Voltaire vi liquida l'ottimismo metafisico come un insulto intollerabile alle sofferenze reali degli esseri umani, sostituendolo con una visione disincantata ma animata dalla speranza nel progresso civile.

Questa polemica anti-leibniziana trova il suo vertice nel romanzo filosofico Candido o l'ottimismo (1759). Attraverso le tragicomiche peripezie del protagonista, Voltaire mette in ridicolo ogni pretesa di spiegazione finalistica e provvidenziale della realtà. Il personaggio del maestro Pangloss — parodia del pensiero di Gottfried Wilhelm Leibniz — si ostina a giustificare le peggiori catastrofi umane in nome del principio secondo cui si vive nel «migliore dei mondi possibili».Per Voltaire, il male esiste tanto quanto il bene ed è un dato di fatto empirico che sfugge alle spiegazioni astratte della ragione pura. L'uomo deve riconoscere i confini insuperabili della propria natura imperfetta e accettarla con serenità:

«Se l'uomo fosse perfetto, sarebbe Dio».

Di conseguenza, disperarsi per la parzialità della nostra conoscenza è assurdo quanto lamentarsi di non possedere le ali o quattro piedi.

Il Deismo, la Religione Naturale e il Valore della Tolleranza

Sul piano teologico, Voltaire si fa promotore del deismo, una forma di religione naturale e razionale. Egli ammette l'esistenza di un Architetto universale del cosmo che si rivela alla pura ragione di tutti gli uomini, prescindendo dalle sacre scritture e dagli apparati dogmatici delle singole fedi.Proprio da questa concezione purificata deriva il dovere morale della tolleranza, intesa come il traguardo di una lotta incessante contro il fanatismo e l'oscurantismo clerico-inquisitoriale.

Voltaire smaschera la superbia e il relativismo culturale delle religioni storiche, che illudono i propri fedeli di essere gli unici depositari del progetto divino, spingendoli a impugnare le presunte verità dogmatiche per perseguitare gli altri. Solo riconoscendo la parzialità e la fallibilità delle nostre convinzioni è possibile aprirsi all'accettazione della diversità. La religione si trasforma così da dogma teologico a impegno etico e civile verso il prossimo:

«Che cos'è la tolleranza? È l'appannaggio dell'humanità. Siamo tutti impastati di debolezze e di errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze, è la prima legge di natura».(Dizionario filosofico, 1764)

La Filosofia della Storia come Rischiaramento Umano

Voltaire rinnova profondamente anche la storiografia, introducendo il concetto di filosofia della storia. Per il filosofo francese, la narrazione del passato va radicalmente emancipata dalla credulità, dallo spirito romanzesco e dal provvidenzialismo teologico.Lo spirito critico ha il compito di operare una rigorosa selezione metodologica tra i fatti, isolando gli eventi significativi per delineare la storia dello spirito umano. La storia cessa di essere una cronaca di dinastie e battaglie per trasformarsi nella parabola dell'Illuminismo stesso: il racconto del progressivo rischiaramento che l'umanità compie su se stessa mediante la progressiva scoperta e applicazione della propria natura razionale.

Bibliografia