
Formatosi a Oxford ma profondamente influenzato dai suoi lunghi viaggi europei, Thomas Hobbes (1588–1679) entrò in contatto con i massimi scienziati del Seicento, tra cui Galileo Galilei, Pierre Gassendi e padre Mersenne. Fu proprio grazie a quest'ultimo che Hobbes inviò a Cartesio le sue celebri e affilate Obiezioni alle Meditazioni metafisiche.La sua intera speculazione filosofica è guidata da un rigido materialismo meccanicista, che lo spinse negli ultimi anni di vita persino a difendere la corporeità di Dio in una dura polemica con il vescovo Bramhall. Hobbes ordinò il proprio sistema filosofico nella celebre trilogia composta dal De cive (1642), dal De corpore (1655) e dal De homine (1658), ma fu con il Leviatano (1651) che rivoluzionò per sempre la storia del pensiero politico occidentale.
Alla base della politica di Hobbes vi è un'analisi cruda e realistica della natura umana. Il filosofo demolisce l'idea aristotelica dell'uomo come "animale sociale", affermando che l'essere umano sia mosso esclusivamente da due forze geometriche e contrapposte:
Introducendo una tesi radicale e moderna, Hobbes afferma che nello stato di natura — l'ipotetica condizione iniziale in cui gli uomini vivono senza leggi né Stato — gli esseri umani sono tutti uguali sia nelle facoltà del corpo sia in quelle della mente.Tuttavia, proprio perché gli uomini sono uguali e desiderano le stesse cose, lo stato di natura si trasforma inevitabilmente in un incubo permanente. Riprendendo una commedia di Plauto, Hobbes definisce l'uomo come un lupo per l'altro uomo:
«Homo homini lupus»
Senza un'autorità superiore, lo stato di natura diventa un bellum omnium contra omnes — una guerra di tutti contro tutti. In questa condizione non esistono legami sociali, ma solo diffidenza, aggressività e alleanze precarie volte a derubare il prossimo. Hobbes descrive questo abisso con parole memorabili:
«Domina un continuo timore ed il pericolo di una morte violenta; e la vita dell’uomo è solitaria, povera, lurida, brutale e corta.»
Se l'uomo fosse guidato solo dalle passioni, sarebbe condannato all'estinzione. Interviene qui la ratio naturalis, la quale suggerisce che è infinitamente più vantaggioso rinunciare al diritto illimitato su tutto pur di salvare la pelle. La ragione detta quindi tre regole fondamentali per uscire dall'anarchia:
Le tre regole della ragione, da sole, non bastano: gli uomini tendono a violarle se non c'è una spada che ne imponga il rispetto. Per Hobbes, la società civile nasce quindi attraverso un contratto sociale che fonde due momenti in un unico istante:
Questo trasferimento irrevocabile dà vita alla sovranità assoluta dello Stato, che Hobbes definisce come un Dio mortale a cui si devono la pace e la sicurezza. Lo Stato è il Leviatano, il mostro marino descritto nel Libro di Giobbe come la più potente e terribile delle creature terrestri, priva di rivali sulla terra.
Nel sistema hobbesiano, la divisione dei poteri è il germe della guerra civile. Di conseguenza, il monarca assoluto non è limitato da criteri esterni di giustizia (essendo lui stesso la fonte del diritto) ed estende il suo controllo anche sulla sfera spirituale.La religione viene interamente assoggettata al potere civile: il sovrano è il capo supremo della Chiesa e a lui spetta l'interpretazione ufficiale delle Sacre Scritture, per evitare che i dogmi contrastino con la ragione di Stato. Gli ecclesiastici smettono di essere un contropotere e vengono ridotti a semplici burocrati al servizio del re.Se il patto sociale e la subordinazione al Leviatano riescono a cancellare la guerra civile all'interno dei confini statali, la conflittualità permanente si sposta sul piano internazionale. Tra i diversi Stati, infatti, non esiste alcun patto comune né un'autorità globale capace di imporre l'ordine: i rapporti tra le nazioni restano, per Hobbes, in un perpetuo e insuperabile stato di natura, congelati in una fredda e potenziale guerra di tutti contro tutti.