
Nato a Roccasecca tra il 1225 e il 1226 dalla nobile stirpe dei conti d'Aquino, Tommaso d'Aquino rappresenta il culmento della filosofia scolastica medievale. Il suo profilo umano rimanda a quello dello studioso mite, pacifico e rigoroso. Corporeo e silenzioso, durante gli anni giovanili trascorsi a Parigi i compagni lo soprannominarono il "bue solitario" (o "bue muto") per il suo carattere schivo e riservato; un silenzio intellettuale che tuttavia celava una mente monumentale.Formatosi inizialmente a Montecassino, nel 1243 abbracciò la vocazione entrando nell'ordine domenicano a Napoli. Inviato a Parigi, divenne il discepolo prediletto di Alberto Magno, seguendolo a Colonia prima di fare ritorno nella capitale francese. Morì giovanissimo, a soli 48 o 49 anni, il 7 marzo 1274 nell'abbazia di Fossanova, colto da un malore improvviso mentre si recava al Concilio di Lione su ordine di papa Gregorio X. Nonostante la brevità della sua esistenza, ha lasciato un corpus letterario vastissimo, che i verbali di canonizzazione quantificano in almeno 36 grandi opere e 25 opuscoli.
La vita di Tommaso si sviluppò al centro dei più accesi dibattiti dottrinali del XIII secolo, un'epoca in cui le università erano veri e propri campi di battaglia intellettuale:
Il contributo decisivo di Tommaso alla Scolastica risiede nell'aver reso la filosofia di Aristotele flessibile, organica e perfettamente conciliabile con i dogmi del cristianesimo. Il filosofo domenicano supera il modello di Sant'Agostino: se per Agostino fede e ragione cooperavano in modo parallelo e quasi indistinguibile, Tommaso traccia una linea di demarcazione che definisce un nuovo equilibrio gerarchico.
La ragione umana è dotata di una propria legittima autonomia, ma è strutturalmente sottomessa alla sovranità della fede. In questo disegno, la filosofia diventa lo strumento primario della teologia svolgendo tre compiti essenziali:
Il principio dell'errore razionale: Per Tommaso d'Aquino, la verità è unica. Di conseguenza, nel momento in cui una conclusione della ragione entra in aperto contrasto con una verità di fede, non significa che la fede sia irrazionale, ma costituisce la prova matematica che la ragione, in un determinato passaggio della sua catena logica, ha commesso un errore di sottomissione o di giudizio.