Musei virtuali

La Sindone

Il desiderio che l’uomo ha di comunicare attraverso l’espressione artistica è testimoniato fin dagli albori della nostra civiltà. Risalgono all’età paleolitica alcuni graffiti raffiguranti piante, animali e cacciatori, che si trovano nelle grotte tra gli Urali e l’Atlantico. Queste rappresentazioni testimoniano non solo le capacità dei paleolitici di osservare e disegnare la realtà circostante, ma si possono considerare un codice simbolico che veniva adottato durante le cerimonie magico-religiose.
In Asia, continente con una tradizione religiosa profondamente radicata, si è sempre ritenuto che tutte le arti abbiano un’origine divina e vengano rivelate nell’opera dell’artista. Ma l’immagine artistica più perfetta non sostituisce mai l’immagine mentale affiorata, sarà soltanto un mezzo valido di comunicazione e conoscenza: "l’immagine è da considerare animata dalla divinità, ma non è un idolo, piuttosto un supporto di meditazione e un mezzo ausiliario di realizzazione" (Coomaraswamy, 1976).
In tutte le religioni l’artista supremo è sempre Dio. Nella tradizione cinese taoista, questa affermazione porta a una estrema conseguenza: l’artista cinese, che crea un’opera particolarmente perfetta, è costretto a scomparire, perché così può diventare partecipe dell’infinita creatività di Dio.
In Grecia l’arte assolveva un duplice compito. Le numerose statue che ornavano i templi sparsi in tutte le regioni (il Partenone ad Atene, il tempio di Zeus ad Olimpia, di Apollo a Delfi, ecc.) coinvolgevano direttamente le persone, in quanto le sculture, raffiguranti divinità, atleti e condottieri, si mostravano come un esempio da imitare e venivano considerate come una sorta di esortazione moralizzatrice. I greci perciò si identificavano con queste opere e tale processo di imitazione veniva facilitato dal fatto che l’arte era realizzata con uno stile naturalistico. La perfezione tecnica risultava fondamentale (la parola arte in greco è téchne, nel significato proprio di abilità artigianale). Tanto più le opere d’a. venivano ammirate per la loro perfezione, tanto più diventavano efficaci mezzi di comunicazione degli argomenti che esse raffiguravano. L’a. quindi assolveva anche un compito di istruzione.
Le raffigurazioni artistiche romane di divinità sono un’ulteriore testimonianza del genere di rappresentazione pagana. Esse "rendendo visibile il divino solo con la bellezza corporea e con la sublime idealizzazione delle forme fanno sì che la figura divina pagana si realizzi compiutamente in se stessa: ogni rinvio a qualcosa di più alto è a essa estraneo" (Pfeiffer, 1986). La conseguenza ultima è che le raffigurazioni artistiche delle divinità diventano degli idoli: non sono considerate immagini che rimandano a un dio di una dimensione trascendente, ma diventano loro stesse divinità da adorare.

1. L'arte paleocristiana

L’arte paleocristiana (dal greco παλαιός, palaios, cioè “antico”), ossia l’arte “dei primi cristiani”, si sviluppa, fra il I e il V secolo d.C., durante il periodo tardoantico dell’arte romana. In vero, con Ravenna capitale d’Occidente (402) già si parla di arte bizantina. Il Cristianesimo giunge a Roma subito dopo la morte di Cristo. Nell’Impero vi è tolleranza verso riti e credenze delle altre popolazioni, purché si riconosca l’autorità dell’imperatore e si paghino i tributi. I primi cristiani, però, si isolano e disprezzano le istituzioni di Roma e i suoi dei. Ciò, per i romani, è un atteggiamento sovversivo e probabile causa di disordini popolari, pertanto, da perseguire. Le persecuzioni si rivelano, però, inefficaci a fermare la crescita della comunità cristiana. Costantino e Licinio, nel 313, mettono fine a tutto questo con il cosiddetto Editto (in realtà è un Rescritto) di Milano (capitale d’Occidente dal 286), in cui sanciscono la libertà di culto per i cristiani e tutti gli altri cittadini. 

L’arte paleocristiana è, in un primo periodo, un’arte simbolica, in quanto l’aniconismo, cioè il divieto di raffigurare il volto di Dio, diffuso fra i cristiani fino al III secolo, comporta la necessità di usare simboli per alludere alla divinità: il pesce, il cui nome greco “ Ἰχθύς ” (ichthys) è acronimo di “'Ιησοῦς Χριστός Θεoῦ Υιός Σωτήρ” (Iesùs Christòs Theoù Yiòs Sotèr) ovvero “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”, è simbolo di Gesù; il pavone è simbolo della Resurrezione; la colomba dello Spirito Santo. Credendo nella resurrezione dei corpi, i cristiani abbandonano l’uso pagano della cremazione e iniziano a seppellire i propri defunti, in un primo momento nei cimiteri pagani, poi in luoghi sotterranei (ipogei) chiamati “catacombe” (dal greco κατά κύµβας , katá kýmbas, cioè “presso le grotte”). Esse sono, solitamente, scavate nel tufo, con profondità anche di trenta metri. Le gallerie sono chiamate “cripte” (dal greco κρύπτη, krypte, da cui il latino crypta, cioè “nascosto”). Va detto, però, che esistevano già catacombe pagane e giudaiche. Le catacombe cristiane più antiche sono quelle di San Callisto a Roma. Sorte verso il 200 ca., prendono nome da Callisto I, papa dal 217 al 222. Le gallerie (cripte), dove sono sepolti più di cinquanta martiri e sedici pontefici, fanno parte di un complesso cimiteriale che occupa quindici ettari e raggiunge una lunghezza di quasi venti chilometri. Fra le cose più famose del complesso vi sono, certamente, la Cripta dei Papi, dove sono sepolti nove pontefici, e l’affresco del Buon Pastore, allegoria di Gesù. Inizialmente, dopo l’Editto di Milano, i cristiani, per le loro riunioni e funzioni sacre, riadattano le basiliche romane dismesse. Queste, grandi edifici civili dove si teneva il mercato coperto e si amministrava la giustizia ordinaria, hanno forma rettangolare, con due spazi semicircolari sui lati corti (dove sono poste delle are pagane) e l’entrata sul lato lungo. I cristiani, in sintesi, spostano l’entrata su di un lato corto e sostituiscono l’ara con un altare. Pochi esempi di basiliche paleocristiane ci sono pervenute intatte, tra queste la Basilica Palatina di Costantino a Treviri (Germania).Chiesa paleocristiana di san Lorenzo, Valle d'Aosta.

Il pesce, nella figura in alto, in greco si dice IXTHYC (leggi ichtùs). Disposte verticalmente, le lettere di questa parola formano un acròstico: Iesùs Christòs Theòu Uiòs Sotèr = Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Il monogramma di Cristo è formato da due lettere dell’alfabeto greco, la X (leggi chi) e la P (leggi ro), intrecciate insieme. Sono le prime due lettere della parola greca “Christòs”, cioè Cristo. Questo monogramma, posto su una tomba, indicava che il defunto era cristiano.

Il cristianesimo si inserisce nel solco ebraico, assumendo all’inizio anche il rifiuto dell’a. in quanto poteva portare all’idolatria. Molto presto, però, la concezione ebraica venne superata perché nasceva un nuovo modo di comprendere l’a. alla luce dell’Incarnazione. Nel mondo ebraico la proibizione dell’uso delle immagini era legata alla impossibilità di raffigurare Dio. La religione cristiana, invece, credeva che in Gesù di Nazareth si era incarnato il Verbo eterno: Dio aveva reso visibile la Sua immagine nel volto umano di Gesù e quindi aveva dato all’uomo la possibilità di fare esperienza dell’invisibile. L’arte per il cristiano costituisce allora un modo di partecipare al dell’Incarnazione, oltre che espressione di mistero fede. Questo tipo di linguaggio può affiancarsi, o per il popolo illetterato addirittura sostituirsi, al linguaggio verbale della Sacra Scrittura: la Parola. Si stabilisce uno stretto scambio tra Parola e immagine artistica in cui quest’ultima serve come aiuto e supporto di comprensione e di preghiera. C’è come un riflesso continuo tra Parola e immagine: la Parola manifesta la rivelazione di Dio e l’immagine attesta la Sua Incarnazione.

La Vergine del Segno:

L’arte figurativa è centrata in Oriente sulla creazione dell’immagine di Cristo, che deve essere realizzata dagli artisti attraverso una tecnica rigorosa tramandata nei secoli. Per questo le immagini artistiche orientali – le icone – non hanno mutato mai stile. La luce di Dio traspare dai colori; la materia stessa dell’icona ha la capacità di riflettere la gloria di Dio e il fedele può onorarla come qualcosa che mette direttamente in contatto con Dio attraverso la visione. Questa concezione è la conclusione di un lungo periodo di lotte e di discussioni. Dal 726 all’843 venne condotta dalla corte imperiale di Costantinopoli una dura opposizione contro le immagini. Contro l’iconoclastia, la difesa delle immagini sacre – sostenuta soprattutto dalle comunità monastiche – confermò inequivocabilmente il nesso profondo che esisteva tra fede e a. In quella vicenda dolorosa si fortificò la consapevolezza che l’immagine- icona deve rappresentare Cristo nelle Sue due nature: umana e divina.
Questa considerazione, basilare per l’a. orientale, non coinvolge però l’arte occidentale.

2. Arte bizantina

L'arte bizantina si sviluppa tra il 330, quando l’imperatore Costantino, per defilarsi dall’influenza invadente dei patrizi presenti nel Senato di Roma, ancora legati agli dèi pagani, fa erigere una nuova capitale (Nova Roma), sul sito dell’antica città di Bisanzio, chiamandola Costantinopoli, e il 1453, quando la città cade, conquistata dai Turchi, e vi è la fine dell’Impero Romano d’Oriente. L’arte bizantina, arte principalmente religiosa, definisce i suoi caratteri più distintivi sotto il regno di Giustiniano (527-565), ma, tra il 726 (Editto di Leone III) e l’843 (Trattato di Verdun: fine dell’impero carolingio), subisce un rallentamento dovuto all’iconoclastia (dal greco εἰκών, eikón, cioè “immagine” e κλάω, kláo, che significa “rompo”), ovvero la distruzione delle immagini sacre, considerate non degne di rappresentare la divinità. Più in generale, l’arte bizantina rappresenta le figure sacre con un disegno piatto e poco realistico, allo scopo di mantenere la spiritualità dei personaggi. Questi ultimi sono disposti secondo un ordine ferreo e ben preciso: la cupola è riservata al Cristo Pantocratore (dal greco παντο, panto, cioè “tutto” e κράτωρ, kràtein, che significa “dominare”), ossia “Cristo Onnipotente”; l’abside alla Madonna con accanto gli Arcangeli a mo’ di guardiani; gli altri spazi per raccontare la storia della vita di Gesù; sulla facciata interna viene raffigurato il Giudizio Universale. In Oriente, la spettacolare basilica di Santa Sofia a Costantinopoli (oggi Istanbul) è il simbolo di tutta l’arte e l’architettura bizantina. Costruita in soli cinque anni (532-537), progettata dai matematici Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, con la collaborazione di Giustiniano, la basilica è dedicata alla Sapienza (Sophìa, dal greco σοφία, cioè “sapienza”) Divina. La struttura di Santa Sofia è quasi a pianta centrale, formata da tre navate, con gallerie al piano superiore che, al centro, si raccolgono a formare un quadrato sormontato da un’enorme cupola. 

In basso il mosaico di Giustiniano e Teodora, basilica di san Vitale, Ravenna:

Quando i Turchi conquistano Costantinopoli, trasformano la basilica, per sempre, in una moschea. In Occidente, a Ravenna, già capitale dal 402 perché, rispetto a Milano, considerata meglio difendibile e non isolabile in quanto circondata da paludi e vicina al Mar Adriatico (via per raggiungere Costantinopoli), Giustiniano fa erigere la splendida basilica di San Vitale (525-547): un grande edificio a pianta ottagonale con una cupola realizzata con file di tubi di terracotta, e con le pareti tutte ricoperte di stupendi mosaici a tessere vitree policrome (tecnica musiva portata a Ravenna da artisti provenienti da Costantinopoli). Ai lati dell'abside ci sono due raffinati mosaici che rappresentano rispettivamente l’imperatore Giustiniano con i membri della sua corte e l’imperatrice Teodora con le donne del suo seguito. A Ravenna si trova anche il Mausoleo di Galla Placidia, costruito dopo il 425. L’interno è decorato da un ciclo di magnifici mosaici, con la cupola dominata da una grande croce dorata in una volta di stelle di grandezza decrescente verso l’alto, su sfondo blu, secondo un modello che influenzerà e durerà per tutto il Medioevo.Basilica di san Vitale, Ravenna.

3. Arte romanica

L’arte romanica si sviluppa tra il 1000 e il 1200 ca.. Dopo la morte di Carlo Magno (814) l’Europa, per la mancanza di un potere centrale e per le incursioni dei Normanni e Saraceni, piomba nell’insicurezza e nelle difficoltà. E’ il periodo del “feudalesimo”: si costruiscono insediamenti fortificati da cinte murarie (castelli), a presidio di un territorio (feudo), su cui governa il signore locale. Ma, alle soglie dell’anno 1000, la ripresa dei commerci, la circolazione del denaro e delle persone, e lo sviluppo delle tecniche agricole, portano a un incremento demografico e urbanistico: la città riacquista un ruolo preminente e sorgono i Comuni. Molte persone compiono viaggi, per motivi spirituali, verso un luogo considerato sacro: nasce il fenomeno del pellegrinaggio. Vi è anche una ripresa dell’attività edilizia e artistica, con la diffusione di una comune teoria artistica in Europa: le architetture hanno caratteristiche simili e riconoscibili che, oggi, definiamo “romaniche” (in quanto si sviluppano nei territori che erano stati conquistati dai romani). Il nuovo stile è, secondo alcuni studiosi, uno sviluppo dell'arte bizantina ravennate e, nell’architettura religiosa, ha alcuni elementi comuni, come: impianto a croce latina “tripartito” (con tre navate), murature spesse, finestre piccole, archi a tutto sesto, colonne con capitelli disomogenei, altare rialzato su di un piano, accessibile tramite scale, al di sotto del quale vi è la “cripta” (una sala, quasi una seconda chiesa inferiore, dove, comunemente, sono conservate le reliquie del santo a cui è dedicato l’edificio), copertura a capriate e/o a volte a crociera. La costruzione romanica più famosa al mondo è, certamente, la Torre di Pisa, mentre, gli edifici chiave dell’architettura romanica, in Italia, sono il Duomo di Modena, San Miniato al Monte di Firenze, la basilica di Sant’Ambrogio a Milano e il Battistero di Parma. Il Duomo di Modena, capolavoro dell’architettura romanica, è edificato, dall’architetto Lanfranco e lo scultore Wiligelmo prima, e dai loro successori poi, tra il 1099 e 1130. All’esterno, la facciata è a “salienti” (tetti spioventi ad altezze diverse). All’interno, la chiesa è a tre navate prive di transetto, con un “presbiterio” (area dove si trova l’altare) in posizione sopraelevata, con sotto la cripta. La copertura, anticamente a capriate lignee, è stata sostituita con volte a crociera durante il XV secolo. Fuori, vi è una torre campanaria alta 86 m. 

Duomo di Pisa:

Caratteristiche interne di una basilica romanica:

Per i rilievi di Wiligelmo, fra i più belli della scultura romanica, il Duomo di Modena è stato definito “la Bibbia di pietra” perché consentiva a poveri e analfabeti di ricevere un’istruzione religiosa. Il Battistero di Parma (1196-1270), progettato e decorato dallo scultore-architetto Benedetto Antelami [Val d’Intelvi (CO) 1150 - 1230 ca.], è uno dei monumenti più significativi del passaggio dal romanico al primo gotico. L’edificio, che si rifà all’architettura dei battisteri paleocristiani, ha un notevole sviluppo in altezza, quasi una torre ottagonale tronca, le cui facce, all’esterno, presentano una complessa articolazione degli elementi architettonici, con eleganti effetti di chiaroscuro. Su tre facciate, si aprono tre portali strombati con archi a tutto sesto: Portale della Madonna, Portale del Giudizio e Portale della Vita. Le raffinate decorazioni scultoree dell’Antelami, ciascuna studiata secondo la funzione del portale, alludono al battesimo quale sacramento per la salvezza umana.Duomo di Cremona.

Cattedrale di Troia, Puglia:

4. Arte gotica

L’arte gotica nasce, ufficialmente, a Parigi con la ricostruzione del coro della “basilica” di Saint-Denis, consacrata nel 1144, per poi diffondersi in tutta Europa, incontrando delle resistenze solo in Italia. La ricostruzione è opera dell’abate Suger che si ispira alle teorie del monaco siriano Dionigi l’Aeropagita, il quale scrive un trattato sulla luce e sulle gerarchie angeliche dove la realtà sensibile è considerata come simbolo delle splendenti realtà soprannaturali. Suger progetta e realizza il nuovo coro con una serie di cappelle radiali, coperte da volte a crociera e, sulle pareti, ampie finestre con vetrate colorate che danno una grande luminosità allo spazio interno, rendendo l’atmosfera quasi soprannaturale, proprio come nelle teorie del monaco siriano. Il termine “gotico”, ovvero “dei goti”, antico popolo germanico, viene usato da Giorgio Vasari, nel 1550 ca., per additare questo stile artistico e architettonico come sinonimo di stile barbarico, contrapposto allo stile dell’arte rinascimentale che riprende il sobrio linguaggio classico greco-romano. 

Basilica di Saint-Denis:

Diversamente che nell’architettura romanica, nell’architettura gotica il peso della copertura e della struttura è distribuito, tramite archi acuti e volte a crociera, su pilastri “polilobati” o “a fascio” e indirizzato al suolo con una serie di strutture secondarie poste all’esterno dell’edificio: archi rampanti, contrafforti, guglie e pinnacoli. Le pareti, non più portanti, possono pertanto essere forate e decorate con magnifiche vetrate colorate. Gli edifici si sviluppano soprattutto in verticale, arrivando a toccare altezze considerevoli. L’architettura gotica viene usualmente suddivisa in quattro fasi: Protogotico. Periodo successivo alla ricostruzione della “basilica” di Saint-Denis (1136-1144) a Parigi e alla costruzione della cattedrale di Sens (1135-1534) in Borgogna. Gotico classico. Periodo in cui viene edificata la cattedrale di NotreDame di Parigi (1163-1250) e riedificata la Cattedrale di Chartres. Quest’ultima, caratterizzata da un attento studio delle proporzioni, sia in pianta che in alzato, è un capolavoro di armonia delle forme. Gli archi e le vetrate sono tutti di misura regolare, e 166 vetrate colorate e istoriate inondano di luce l’interno. L’architettura di Chartres viene ripresa nelle successive cattedrali di Reims e Amiens, che rappresentano la massima perfezione dell’architettura gotica francese. Gotico radiante. Periodo in cui si arriva a una radicale abolizione delle pareti e a un assottigliamento di tutte le strutture. Capolavoro di questo periodo è la Sainte-Chapelle (1246-1248) di Parigi, dove eccellenti vetrate artistiche colorate si aprono e dispiegano tra sottili pilastri “a fascio”. Tardo gotico. Periodo collocabile tra il 1370 ca. e la prima metà del 1400 e, in alcune zone, anche fino al 1500. Si sviluppa nelle corti dove il nuovo stile rinascimentale fatica ad affermarsi. e ha una certa diffusione. 

Interno cattedrale di Chartres:

Basilica di  Sainte-Chapelle:

Cattedrale di Sens:

Gli edifici chiave dell’architettura gotica, in Italia, nella loro diversità, sono Santa Maria Novella a Firenze e il Duomo di Milano. La basilica di Santa Maria Novella (1242-1350 ca.) ha una pianta a croce “commissa” (cioè a T), con tre navate e sei campate. La copertura è a volte a crociera a costoloni con archi a sesto acuto, che poggiano su pilastri “polilobati”. Nella basilica vi sono numerose e pregevolissime opere d’arte. In fondo alla navata centrale è appeso un grande Crocifisso ligneo di Giotto, databile verso il 1290. Nella navata sinistra troviamo la Trinità di Masaccio, opera sperimentale sull’uso della prospettiva, considerato uno dei più importanti capolavori pittorici del rinascimento. Le vetrate artistiche più pregiate sono quelle della cappella Strozzi, disegnate da Filippino Lippi che ha anche affrescato la cappella nel 1500 ca.. Nella cappella Gondi è conservato il Crocifisso di Filippo Brunelleschi, l’unica scultura lignea conosciuta del celebre architetto fiorentino, databile il 1415 ca.Duomo di Milano.

Interno S. Maria Novella, Firenze:

Giotto

Giotto di Bondone (Vicchio del Mugello, 1267 ca. - Firenze 1337), conosciuto semplicemente come Giotto, è fra i più grandi pittori e architetti italiani di tutti i tempi. Nasce da una famiglia di contadini che si trasferisce a Firenze e, giovanissimo, lo affida alla bottega del pittore Cimabue. In alcuni documenti si narra, sul filo della leggenda, che Cimabue ne scoprì la bravura mentre disegnava delle pecore con del carbone su un sasso e che Giotto fosse capace di disegnare una perfetta circonferenza senza bisogno del compasso, la famosa “O” di Giotto. Il più famoso episodio narra di uno scherzo fatto da Giotto a Cimabue dipingendo su una tavola una mosca talmente realistica che il maestro, tornando a lavorare sulla tavola, avrebbe cercato di scacciarla. A trent’anni Giotto è già a capo di una bottega con diversi discepoli, capace di eseguire le più prestigiose commesse del tempo, fra cui il campanile (1298-1359) di Santa Maria del Fiore a Firenze. Lavora in diverse città italiane: Firenze, Roma, Rimini, Padova, Napoli, Bologna, Milano. Giotto, fra il 1290 e il 1297 ca., affresca (sebbene l’attribuzione non sia unanime) la fascia inferiore della navata della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi ad Assisi con le famose ventotto Storie di San Francesco, segnando una svolta nella pittura occidentale. In effetti, il ciclo francescano è usualmente considerato l’inizio della “modernità”. La pittura sacra in quel tempo, infatti, si poggiava sui canoni dell’iconografia bizantina. Ma il dover dipingere di un santo nuovo, San Francesco appunto, e nuovi studi sui testi sacri, inducono Giotto a creare nuovi modelli e figure, che lo portano a rappresentare i personaggi in abiti moderni e con i volti carichi di espressività. 

Basilica superiore di San Francesco d'Assisi:

Una pittura capace di raffigurare l’umanità dei personaggi sacri. Fra il 1303 e il 1305 Giotto esegue quello che è considerato un capolavoro assoluto della storia della pittura, gli affreschi della Cappella degli Scrovegni. Dopo la morte del padre Rinaldo, capostipite arricchitosi con l’usura, il figlio Enrico Scrovegni, noto banchiere di Padova, incarica Giotto di affrescare la cappella di famiglia. 

Particolare della cappella degli Scrovegni:

L’artista dipinge l’intera superficie come rappresentazione grafica dei tre libri principali della Bibbia. Il Vecchio Testamento - La volta della cappella è affrescata con stelle dorate su sfondo blu, secondo un modello bizantino, sul quale spiccano dei medaglioni nei quali sono raffigurati Dio e i profeti. Il Nuovo Testamento - Sulle pareti laterali, dall’alto verso il basso, semplificando, si individuano quattro “registri”, ovvero fasce, nel primo dei quali, il più alto, Giotto affresca le storie di Anna e Gioacchino; nel secondo quelle di Maria e Gesù bambino; nel terzo quelle di Gesù. Nell’ultimo registro, quello più vicino agli uomini, si fronteggiano a coppia, rispettivamente sulla parete sinistra e destra, gli affreschi “monocromi” delle Allegorie dei Vizi e delle Virtù. L’Apocalisse - Sull’intera controfacciata è rappresentato il Giudizio Universale. Al centro Gesù con ai lati i dodici apostoli. In basso, alla sua destra, i beati, fra cui Enrico Scrovegni che dona un modellino della cappella alla Madonna per lavare il peccato d’usura, e alla sua sinistra i dannati. In alto nove schiere di angeli e il Paradiso.

Cappella degli Scrovegni:

5. Arte rinascimentale

L’arte del Rinascimento si sviluppa a Firenze agli inizi del 1400 (primo Rinascimento) e da qui si diffonde in Italia e, poi, in Europa fino ai primi decenni del 1500 (Rinascimento maturo), periodo, quest’ultimo, in cui operano i più grandi artisti di tutti i tempi: Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio. Il termine “rinascita” viene usato da Giorgio Vasari, nel 1550 ca., per significare che l’età di cui anche egli faceva parte avrebbe fatto “rinascere” l’arte e la cultura classiche, ritenute completamente morte da molti secoli. Questa “rinascita” ha una diffusione molto ampia e, per la prima volta, prende forma quel concetto di “frattura” tra mondo moderno e antichità, dovuta all’interruzione rappresentata dai “secoli bui”, ovvero dal Medioevo. 

Particolare della Venere di Botticelli:

Il passato antico (arte classica) viene recuperato e studiato coi mezzi della ragione per trarne una visione più autentica, dalla quale prendere esempio per creare nuovamente. La ragione umana è finita ma creata da Dio, quindi in parte divina. E poiché Dio ha creato l’universo secondo leggi matematiche, è solo attraverso la matematica, ovvero la logica, ovvero la ragione, che l’uomo può risalire al suo creatore e conoscere il mondo, capirlo, dominarlo: esserne il centro. Non più impaurito dall’ignoto (Medioevo), l’uomo acquista, quindi, coscienza e conoscenza di sé e della propria razionalità e diviene unico responsabile delle proprie azioni, sui faber, autore di sè stesso. Nel Rinascimento, l’uomo, pertanto, è considerato copula mundi, punto d’incontro, centro del mondo, in quanto capace di conoscere ciò che lo circonda con la sua stessa ragione. Ma la ragione è attraverso gli occhi che riceve i messaggi della realtà e che, elaborandone i dati, può risalire alle grandi leggi, divine, che regolano l’universo. 

Di qui l’importanza dei nuovi e più approfonditi studi, elaborati soprattutto da Filippo Brunelleschi (ma già avviati da Giotto nel periodo gotico), sulla “prospettiva”: una serie di leggi matematico-geometriche che permettono di rappresentare, ovvero “vedere” e “capire”, le cose nelle loro tre dimensioni e nei loro rapporti spaziali. In un’opera d’erte rinascimentale ritroviamo almeno tre elementi: uno spazio organizzato secondo le regole della prospettiva lineare centrica, un’attenzione all’uomo come individuo, nella sua fisionomia, anatomia ed emotività, e infine un ripudio degli elementi decorativi. Il XV secolo è anche un’epoca di grandi sconvolgimenti sociali, economici e politici: in Francia, Spagna e Inghilterra nascono le prime grandi monarchie moderne; in Italia le Signorie locali si sviluppano in Stati regionali, senza creare, però, unità nazionale; la scoperta del “Nuovo Mondo” (1492), l’apertura di mercati internazionali e una maggiore agilità degli scambi portano alla ribalta una serie di famiglie (i Medici a Firenze, gli Sforza a Milano, gli Este a Ferrara, i Malatesta a Rimini, i Gonzaga a Mantova, ecc.) industriose e affamate di ricchezza e potere, che creano il fenomeno del mecenatismo. Sono architetti e artisti del calibro di Leon Battista Alberti, Botticelli, Donatello, Masaccio, Piero della Francesca che lavorano per queste grandi famiglie, realizzando opere oggi patrimonio dell’umanità.Venere di Botticelli.Particola del Giudizio universale.

Duomo di Firenze, particolare della cupola del Brunelleschi:

Filippo Brunelleschi

Filippo Brunelleschi (Firenze 1377 - Firenze 1556) è un architetto, ingegnere, scultore e orafo del Rinascimento. Figlio del notaio Ser Brunellesco di Filippo Lapi, cresce in una famiglia agiata, ricevendo una buona istruzione sia umanistica che scientifica. Apprende l’arte orafa e scultorea, ma si dedica principalmente all’architettura, lavorando quasi esclusivamente a Firenze. La sua architettura, che influenzerà tutta quella rinascimentale, è caratterizzata dall’uso di criteri “modulari” e “proporzionali” riportati in ogni parte dell’edificio, dal recupero degli ordini classici e dell’arco a tutto sesto, dalla purezza delle forme e dalla riduzione all’essenziale degli elementi decorativi. A Brunelleschi si deve l’invenzione e lo sviluppo della prospettiva con punto unico di fuga, detta anche “prospettiva lineare centrica”. Fra le opere scultoree di Brunelleschi ricordiamo, in particolare, il Crocifisso (1410-1415) della cappella Gondi di Santa Maria Novella. Un’opera, in legno policromo, dove un attento studio delle proporzioni (le braccia aperte misurano esattamente quanto l’altezza, in modo da poter iscrivere il tutto in un quadrato) e dell’anatomia del corpo nudo, e uno stile essenziale, ne esaltano solennità e patos. Nel 1418, a Firenze, è indetto un concorso pubblico per trovare soluzione ai principali problemi che da anni impedivano la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore (1420-1436): la forma, il peso e le centine (impalcature). Brunelleschi vince utilizzando una forma (gotica) a sesto acuto, obbligato da esigenze pratico-statiche: infatti l’enorme diametro massimo interno (pari a 45,5 m) non permetteva d’impiegare una forma (classica) semisferica. Per alleggerire l’opera, sceglie, inoltre, di costruire una doppia calotta, cioè due cupole, una interna e una esterna, ciascuna divisa in verticale da otto vele, risuddivise, ognuna, in tre parti: ovvero ventiquattro supporti posti sopra le vele della calotta interna e incrociati con un sistema di sproni orizzontali, a formare una sorta di griglia di meridiani e paralleli. 

Nell’intercapedine, vuota, inserisce il sistema di scale che permette di salire sulla sommità. Infine, Brunelleschi, inventa un’impalcatura aerea (autoportante) che si innalza gradualmente, partendo da una piattaforma lignea montata all’altezza del tamburo e sostenuta da travi infilate nel muro. La cupola, ancora oggi, è considerata unanimemente un capolavoro dell’ingegno umano. Nel 1419 inizia a lavorare allo Spedale degli Innocenti: un brefotrofio con, in facciata, un portico che dà accesso a un cortile quadrato dove si affacciano la chiesa e il dormitorio, mentre nel piano seminterrato trovano posto l’officina e la scuola. Il portico, lungo 71 metri e rialzato, rispetto alla piazza antistante, da una gradinata di eguale lunghezza, è composto da nove campate con volte a vela e archi a tutto sesto poggianti su colonne tuscaniche (esili e prive di scanalature), con capitello corinzio e pulvino. Sugli archi poggia un leggero architrave sormontato da una fascia marcapiano (a mo’ di trabeazione), su cui si impostano delle finestre a timpano. Brunelleschi, nel 1421, è coinvolto nella ricostruzione della basilica di San Lorenzo, patronato e luogo di sepoltura dei componenti della famiglia Medici e, poi, Lorena. Qui, gli spazi, a croce latina su tre navate, sono definiti da una scansione prospettica di grande rigore e chiarezza, che ricordano, nelle scelte stilistiche e degli elementi, il portico dello Spedale. L’interno è estremamente luminoso, grazie a una serie di finestre ad arco che corre lunga le pareti più alte della navata centrale, il cui soffitto è decorato a lacunari.

Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci (Anchiano 1452 - Amboise 1519) è un grande anatomista, disegnatore, ingegnere, inventore, musicista, pittore, scenografo, scienziato e trattatista del Rinascimento, ed è unanimemente considerato uno dei più grandi geni dell’umanità. Leonardo, figlio primogenito di Ser Piero, notaio di Vinci (paesino vicino a Firenze), nato da una relazione illegittima con Caterina, una donna di estrazione sociale inferiore, trascorsa l’infanzia ad Anchiano (frazione di Vinci), viene trasferito nella casa paterna, lontano dalla mamma. I futuri matrimoni del padre fanno avere a Leonardo dodici tra fratellastri e sorellastre. Leonardo passa la fanciullezza in campagna, dove riceve un’educazione, disordinata e discontinua, da parte del nonno Antonio, notaio, e dello zio Francesco. Il padre Piero lo manda, adolescente, nella bottega d’arte di Andrea del Verrocchio, in quegli anni una delle più importanti di Firenze. 

Madonna del Garofano:

Qui Leonardo impara l’arte della pittura, scultura, carpenteria, meccanica, ingegneria e architettura, circondato da coetanei destinati a diventare altrettanto famosi: Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino. Già a vent’anni Leonardo è riconosciuto come pittore autonomo, sebbene la sua collaborazione col maestro Verrocchio si protragga ancora per diversi anni. La precisone nei dettagli, le numerose velature, l’attenzione agli elementi vegetali, l’espressività e, a volte, ambiguità dei volti, la resa prospettica e spaziale, nonché la cosiddetta tecnica dello sfumato (accostamento, sui bordi delle figure, di sottili gradazioni di luce e colore che si fondono impercettibilmente) sono gli elementi salienti e caratterizzanti della pittura di Leonardo da Vinci. Leonardo lavora, in Italia, spostandosi fra le più grandi signorie dell’epoca (Firenze, Milano, Pavia, Venezia, Urbino, Roma) e, infine, in Francia, ad Amboise, per il re Francesco I. Fra le numerose opere realizzate ricordiamo: Annunciazione (1472-1475) - Il dipinto, realizzato in prospettiva centrale, presenta alla sinistra dello spettatore l’arcangelo Gabriele, come appena planato con le ali battenti, con una mano protesa a benedire Maria e nell’altra un giglio (simbolo di purezza e castità); alla destra la Vergine, vestita di rosso e blu (simbolo rispettivamente della passione e resurrezione di Cristo), con una mano alzata e aperta in segno di accettazione del proprio destino e l’altra poggiata su di un passo del Vecchio Testamento che profetizza l’avvento del Messia. Ultima Cena (1494-1498) - Il dipinto parietale, realizzato a tempera grassa (innovazione concausa del lento degrado dell’opera) e in prospettiva centrale, presenta Cristo al centro della scena nel momento in cui dice «Qualcuno di voi mi tradirà». Gli apostoli sono ritratti, con l’animo turbato, a gruppi di tre (emblema della trinità). Giuda è raffigurato accanto agli altri, rivolto allo spettatore, e non da solo, su un lato del tavolo, per come nella tradizione pittorica. 

L'annunciazione:

La Gioconda (1503-1514 ca.) - Il dipinto raffigura la nobile signora Lisa Gherardini (da cui “Monna Lisa”), moglie del mercante Francesco del Giocondo (da cui “La Gioconda”), a mezza figura, seduta e girata a sinistra, con il volto quasi frontale. Una perfetta esecuzione pittorica, un’impeccabile resa atmosferica, una profondissima introspezione psicologica e una straordinaria naturalezza del personaggio fanno di quest’opera, considerata il ritratto più famoso al mondo, una pietra miliare della storia dell’arte.Gioconda.Madonna dell'incarnazione.

Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 - Roma 1564) è un grande architetto, pittore, poeta e scultore del Rinascimento, ed è unanimemente considerato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. E’ l’autore di opere, celebri in tutto il mondo, considerate traguardi insuperabili dell’ingegno creativo. Opere che, a suo tempo, influenzarono a tal punto le generazioni successive da dare vita a una corrente artistica che fece arte alla maniera sua: il Manierismo. Michelangelo, secondogenito di Ludovico di Leonardo Buonarroti Simoni, podestà di Caprese (paesino vicino ad Arezzo), di famiglia nobile ma in ristrettezze economiche, trascorre l’infanzia e la fanciullezza a Settignano (nei pressi di Firenze), affidato a una balia figlia e moglie di scalpellini. Il padre, sebbene contrario alle inclinazioni artistiche del figlio, ma data l’indigenza familiare, conduce Michelangelo, ancora dodicenne, a Firenze alla bottega di Domenico Ghirlandaio, artista tra i più quotati dell’epoca. 

Particolare del Mosè:

Non termina l’apprendistato e inizia a frequentare “il giardino di San Marco”, una sorta di accademia finanziata da Lorenzo il Magnifico, dove può studiare le opere classiche (greco-romane), e, per la sua bravura, nel 1490, viene accolto come figlio adottivo dalla famiglia dei Medici e ospitato nel loro palazzo. Ventenne si reca, poi, a Roma. Artista geniale, egocentrico e scorbutico, e uomo irascibile, permaloso e avaro, Michelangelo Buonarroti vive in austerità ma lascia un’eredità immensa: artisticamente all’umanità ed economicamente agli eredi. I segni inconfondibili della sua arte sono una scultura potente e raffinata allo stesso tempo, virtuosi panneggi e perfette anatomie, insieme a un uso audace, in pittura, di colori vivaci e squillanti e di un’interpretazione dei “testi sacri” profonda e attenta. Michelangelo lavora soprattutto a Firenze per i Medici e, per diversi Papi, a Roma dove, a 89 anni, muore, ma viene sepolto nella Basilica di Santa Croce a Firenze. Fra le numerose opere realizzate ricordiamo: Crocifisso (1493 ca.) - La scultura, anatomicamente perfetta, rappresenta un Cristo adolescente, gracile e fragile al cospetto della morte. 

Crocifisso, Firenze:

Pietà vaticana (1497-1499) - La scultura, fortemente innovativa rispetto alla tradizione, è concepita piramidalmente, con la Vergine come asse verticale e il corpo morto del Cristo come asse orizzontale. La Vergine ha il volto di un’adolescente, simbolo della sua verginità. Cristo appare leggero, etereo: il suo corpo si prepara alla resurrezione. David (1501-1504) - L’eroe biblico è scolpito, in maniera insolita e nuova, come un uomo giovane e nudo, dall’atteggiamento pacato ma pronto a una reazione, perché cosciente di quanto l’intelligenza superi la forza bruta, quasi a raffigurare, proprio, gli ideali del Rinascimento. 

Cappella Sistina – La Volta (1508-1512) - L’affresco rappresenta, nello spazio centrale, alcuni episodi della Genesi, fra cui: Creazione degli astri e delle piante, Creazione di Adamo, Peccato originale e cacciata dal Paradiso Terrestre, Diluvio Universale. Il tema generale è il mistero della Creazione di Dio, che raggiunge il culmine nella realizzazione dell’uomo (Adamo) a sua immagine e somiglianza. Nel disegno dei due celebberrimi diti che si toccano vi è la raffigurazione del corpo dell’uomo come corpo di Dio, ovvero la bellezza del corpo umano “nudo”, forte e sicuro. Cappella Sistina – Il Giudizio universale (1535-1541) - L’intera composizione ruota intorno alla figura di Cristo giudice rappresentato, quasi adirato e con lo sguardo volto verso il basso, in una nube al centro di una turbinosa corona di apostoli, profeti, martiri e santi. L’affresco segna la fine di un’epoca. All’uomo “nudo”, forte e sicuro del Rinascimento, subentra una visione angosciata che investe tutti, dannati e beati, nella totale mancanza di certezze, specchio della nuova epoca: la Controriforma.

6. Arte barocca

L’arte barocca nasce e si sviluppa nei primi decenni del 1600 a Roma, centro della Controriforma, per poi diffondersi in tutta Europa fino al 1750 ca.. Il XVII secolo si apre con eventi memorabili, quali la messa al rogo di Giordano Bruno e il processo a Galileo Galilei, dove i protagonisti sono rei di aver messo in discussione la superiorità del magistero (verità rivelata) della Chiesa, pertanto accusati di eresia. Cade il mito quattrocentesco della ragione come mezzo per conquistare la verità divina e le arti, di conseguenza, si fanno sempre più teatrali, illusionistiche. Se il Rinascimento di Leonardo è la fase iniziale, di sperimentazione, della cosiddetta epoca “moderna”, e il Rinascimento di Michelangelo è la fase intermedia, classica, di maturità; allora il Manierismo e il Barocco rappresentano la fase di decadenza. Il ‘600 è un secolo complesso e ricco di conflitti dove, al vertice, vi è la contrapposizione dello sfarzo del clero (1° Stato) e della nobiltà (2° Stato) alla miseria degli operai e dei contadini (3° Stato), in una dicotomia sempre più crescente che, infine, nel 1789, sfocerà nella Rivoluzione Francese. 

Particolare della chiesa di San Gregorio Armeno, Napoli:

Il termine “barocco”, utilizzato alla fine del XVIII secolo, con intento dispregiativo, dai neoclassicisti per evidenziare i caratteri di irregolarità di questo stile, sembra derivare dal termine spagnolo barrueco e dal portoghese barrôco, entrambi a indicare un perla irregolare e scabra (di poco valore). La “misura” (classica) del Rinascimento è ormai persa: lo stile “barocco” si riconosce per le linee curve, le torsioni, le spirali, la drammaticità, i contrasti di luce, ma soprattutto per la monumentalità e l’illusionismo, sia in architettura che in scultura e pittura. Fra i più importanti artisti di questo periodo ricordiamo l’architetto Gian Lorenzo Bernini e il pittore Caravaggio. Giovan Lorenzo Bernini detto Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680), scultore, architetto, artista poliedrico e massimo rappresentante dell’arte barocca, compie il suo apprendistato nella bottega del padre, scultore di origini toscane. 

David di Bernini:

Dopo i vent’anni, alcune sue sculture, fra le quali Apollo e Dafne (1622-1625), realizzate per il porporato romano Scipione Caffarelli Borghese, gli danno fama e, così, diventa l’architetto prediletto dai papi Urbano VIII, per il quale realizza il monumentale baldacchino di San Pietro (1624-1633), fondendo le travature bronzee di epoca romana del pronao del Pantheon; e Alessandro VII, per il quale realizza il Colonnato di San Pietro. Il Colonnato di San Pietro (1657-1667 ca.), che si collega alla facciata della basilica mediante due piazzali attigui, uno ovale, l’altro trapezoidale, assume l’importanza e il significato dell’antico quadriportico paleocristiano: i due emicicli, dalle colossali colonne disposte su quattro file, rappresentano l’abbraccio ideale della chiesa a tutta la cristianità. I due corpi di collegamento, rettilinei e divergenti per contrastare la naturale convergenza ottica, “accorciano” la prospettiva e danno risalto alla basilica e alla cupola. Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (Milano 1571 – Porto Ercole 1610), pittore fra i massimi di tutti i tempi, già a tredici anni, alla morte del padre architetto, è a bottega da Simone Peterzano, un allievo di Tiziano. Si trasferisce poi a Roma dove, nel 1597, conosce il cardinale Francesco Maria del Monte che diventa il suo mecenate. Il suo carattere irascibile lo rende protagonista, nel 1606, dell’omicidio di un giovane in una rissa. Condannato a morte, Caravaggio si rifugia a Napoli e Malta in attesa della grazia papale. Ma, quando gli viene concessa, muore d’infezione intestinale sulla via del ritorno a Roma. 

Deposizione dalla croce, Caravaggio:

Caravaggio affronta in modo antitetico alla sua epoca la ricerca esistenziale della verità. Per lui, la verità è nelle cose stesse e, pertanto, va “riconosciuta” e rappresentata, selezionando, per mezzo della luce, un oggetto da un altro e lasciando nell’ombra il resto. Una realtà talmente sconvolgente che, dai suoi contemporanei, è scambiata per brutale volgarità. Morte della Vergine (1604-1606) è un dipinto rifiutato dalla committenza perché poco aulico e con la Madonna priva di misticità e con il ventre gonfio. Ma, da un’attenta e approfondita lettura, si “riconosce” che la linea degli apostoli, col corpo e col braccio di Maria, formano una croce perfetta; che la Vergine è ritratta giovane, per simboleggiare la Chiesa immortale e il suo ventre gonfio per rappresentare la grazia divina di cui è “gravida”.

7. Il barocco napoletano

Il palazzo Vicereale:

Il barocco ebbe modo di esprimersi a Napoli con la stessa gioia di un volo di usignoli liberati da una gabbia d’oro”. Così Harold Acton descrive l’impatto che questo nuovo stile ebbe sulla città partenopea. Nel Seicento il barocco arrivò a Napoli dopo essersi sviluppato precedentemente a Roma. Sostenuto dai Gesuiti e dai viceré spagnoli, fu il popolo il vero fautore di quest’arte. Il barocco incarnava lo spirito dei napoletani, rappresentava la loro esuberanza, la loro fantasia e il loro amore per la vita. Anche il clima giocò un ruolo cruciale. Gli artisti erano liberi di dipingere i colori della natura mediterranea che trionfava sulle figure architettoniche. Per questo, il generoso uso del colore è uno dei tratti che distingue il barocco partenopeo da quello romano. Dagli affreschi agli intarsi in legno, dai marmi policromi ai pavimenti rivestiti da maioliche, tutto è caratterizzato da tonalità forti e vivaci. Oltre il colore le linee curve e gli andamenti sinuosi sono al centro delle opere barocche. Ripensando a tutti questi elementi è facile capire che raggiungono una perfetta armonia in alcune piccole chiese napoletane come Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco e la chiesa del Gesù Nuovo.

Santa Maria delle anime del Purgatorio ad Arco, Napoli:

Chiesa del Gesù nuovo, Napoli:

Tra queste è doveroso aggiungere anche la chiesa di San Giacomo degli Spagnoli, situata in piazza Municipio, all’interno del palazzo San Giacomo. Qui potrete ammirare il monumento funebre di Don Pedro de Toledo, un perfetto esempio del barocco ispano-napoletano. La sinuosità e la delicatezza dei corpi femminili si sposano perfettamente con la severità dell’aldilà e con l’immobilità della morte. All’interno della chiesa di San Gregorio Armeno, ubicata nell’omonima strada del centro storico di Napoli, si trova invece nel chiostro, una grande fontana marmorea barocca, affiancata da due statue settecentesche che raffigurano Cristo e la Samaritana. Appena si entra nella chiesa gli occhi del visitatore sono abbagliati dalla luce che emanano gli affreschi e gli ori. In tutte queste chiese il barocco appare ricco, ma mai invadente perché le dorature si smorzano sul colore dei marmi o dei dipinti e nessun particolare fa violenza sugli altri. Fra tutti i complessi religiosi bisogna, infine, citare la Cappella Sansevero che è un esempio cruciale dello spirito barocco napoletano grazie al “Cristo velato”, scolpito da Giuseppe Sammartino su commissione di Raimondo di Sangro.

Basilica di Santa Maria della Sanità, Napoli:

Diversi furono gli scultori, anche settentrionali, che decisero di lavorare a Napoli in questi anni. Più di qualsiasi altro architetto, Cosimo Fanzago contribuì ad arricchire il barocco napoletano con la chiesa e il chiostro della Certosa di San Martino. Nella prima si trovano dei veri gioielli barocchi: i refettori monastici dei certosini che sono stati poi trasformati in un museo che rievoca il mondo del Regno delle Due Sicilie. Lo scultore e architetto bergamasco fu anche l’autore delle guglie di San Gennaro, di San Domenico e del Palazzo Donn’Anna. Caratteristica delle facciate delle chiese di Fanzago è la doppia scalinata. In generale, le scale del Seicento sono luminose e spesso si aprono sul cortile o portano a una terrazza. Ovviamente la peculiarità di queste strutture è dovuta al clima napoletano che permetteva ai propri cittadini di poter vivere all’aperto per gran parte dell’anno.

L’arte barocca non influenzò solo palazzi e chiese, ma anche uno dei simboli di Napoli: il presepe. Nel Seicento i sacerdoti scolopi decisero di non rappresentare più la sola grotta della Natività, ma di aggiungere anche il mondo profano esterno. Taverne, cesti di frutta e verdura furono inseriti per ampliare il presepe così come lo conosciamo oggi.

8. L'arte sacra contemporanea e messaggio comunicativo

Negli ultimi due secoli, in seguito alla desacralizzazione della società, è cessato di esistere quell’intimo rapporto tra la fede e la realtà umana e di conseguenza anche la ricerca artistica cristiana è stata emarginata in un ambito sempre più periferico. Il sacro viene sostituito con il subconscio oppure viene annullato completamente. L’uomo, non sentendo più necessaria la presenza divina, trova vana pure la realizzazione di un’a. cristiana. Prima l’a. cristiana rappresentava in un certo modo il fulcro intorno a cui ruotavano tutte le altre realtà artistiche; ora, invece, l’a. cristiana si riduce a singoli tentativi, eseguiti da pochi artisti, che nella loro ricerca interiore hanno sentito la necessità di creare soggetti cristiani. Quest’ultima è un’a. sgorgata da una esperienza diretta di fede, cercata espressamente dall’artista; in un contesto culturale che sembra negarla, l’opera d’a. sacra moderna è caratterizzata da una forte e spesso drammatica spiritualità. I disagi e le sofferenze delle due guerre mondiali, i contrasti sociali e razziali nei continenti e le stridenti disparità economiche hanno spinto gli artisti a soffermarsi principalmente sulla figura di Gesù e sulla sua passione. Ad esempio il pittore francese G. Rouault (1871-1958) – uno dei più importanti rappresentanti dell’a. cristiana del sec. XX – propone numerose immagini cristologiche di forte impatto emotivo, realizzate con spesse pennellate di colore rosso, marrone e blu, disegnate con una grafia incisiva e potente.

Rouault:

Nella costituzione della Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II (1962-1965) è stata sottolineata l’importanza dell’a. sacra: "Anche l’arte del nostro tempo, di tutti i popoli e paesi, abbia nella Chiesa libertà di espressione, purché serva con la dovuta riverenza e il dovuto onore alle esigenze degli edifici sacri e dei sacri riti" (n. 123).

Per avere un’idea di come l’a. religiosa dall’Ottocento fino a i giorni nostri abbia partecipato alla vita del mondo – a volte in maniera ben articolata, altre volte utilizzando stili più complessi – si può visitare la collezione d’a. religiosa moderna, situata nell’appartamento Borgia nei Musei Vaticani. Le opere sono ordinate nelle numerose sale, che vengono sempre aggiornate da cospicue donazioni. Alcune sono eseguite da artisti famosi, che solo occasionalmente hanno toccato temi cristiani, come ad esempio F. Bacon. Altre volte, invece, i quadri, le sculture, i mosaici testimoniano del profondo coinvolgimento spirituale vissuto da artisti come M. Chagall, G. Manzù, F. Messina e G. Sutherland.

Il Cricifisso, Chagal:

La porta di San Pietro in Vaticano, Manzù:

Il Cristo in croce, Dalì:

La Madonna di Port Lligat, Dalì:

9. Il cristianesimo ha bisogno dell’arte e degli artisti

Dall’excursus fatto emerge chiaramente che l’a. ha una grande importanza per la comunicazione religiosa, a tal punto che la "Chiesa, se vuole essere fedele al suo compito, non può farne a meno". Questa affermazione è di Paolo VI, il papa che ha riaperto il dialogo con gli artisti. Un momento particolarmente intenso di questo dialogo ha una data precisa: l’incontro del 7 maggio 1964, festa dell’Ascensione, nella Cappella Sistina, dove il Papa tenne un discorso in cui chiedeva che venisse superata ogni incomprensione tra la Chiesa e gli artisti e si ristabilisse quell’amicizia che già il Concilio Vaticano II aveva patrocinato nel documento sulla liturgia:

"Noi abbiamo bisogno di voi. Il nostro ministero ha bisogno della vostra collaborazione. Perché, come sapete, il nostro ministero è quello di predicare e di rendere accessibile e comprensibile, anzi commovente, il mondo dello spirito, dell’invisibile, dell’ineffabile, di Dio. E in questa operazione, che travasa il mondo invisibile in formule accessibili, voi siete maestri. È il vostro mestiere, la vostra missione; e la vostra arte è proprio quella di carpire al cielo dello spirito i suoi tesori e di rivestirli di parola, di colori, di forma, di accessibilità. E non solo una accessibilità quale può essere quella del maestro di logica, o di matematica, che rende sì comprensibili i tesori del mondo inaccessibile e comprensibile il mondo dello spirito: di conservare a tale mondo la sua ineffabilità, il senso della sua trascendenza, il suo alone di mistero, questa necessità di raggiungerlo nella facilità e nello sforzo nello stesso tempo".

"Questo – coloro che se ne intendono lo chiamano Einfülung, la sensibilità, cioè la capacità di avvertire, per via di sentimento, ciò che per via di pensiero non si riuscirebbe a capire e ad esprimere – voi questo fate. E se noi mancassimo del vostro ausilio, il ministero diventerebbe balbettante ed incerto e avrebbe bisogno di fare uno sforzo, diremmo, di diventare esso stesso artistico, anzi di diventare profetico. Per assurgere alla forza della espressione lirica della bellezza intuitiva, avrebbe bisogno di far coincidere il sacerdozio con l’arte".


Il dialogo tra la Chiesa e gli artisti d’oggi viene riconfermato da Giovanni Paolo II, quando invia alla vigilia del Giubileo del 2000 un messaggio "a quanti con appassionata dedizione cercano nuove epifanie della bellezza per farne dono al mondo nella creazione artistica" (Lettera di Giovanni Paolo II agli artisti, 24 aprile 1999). Lo scritto infonde speranza e incoraggiamento agli artisti: "I vostri molteplici sentieri, artisti del mondo, possano condurre tutti a quell’Oceano infinito di bellezza dove lo stupore si fa ammirazione, ebbrezza, indicibile gioia". La lettera sintetizza con chiarezza l’intera situazione storica e ricorda i temi che da sempre hanno animato gli artisti nella realizzazione di un’a. cristiana.