
Nato a Firenze il 3 maggio 1469 da una stirpe nobile ma economicamente decaduta, Niccolò Machiavelli è il pensatore che ha rivoluzionato la concezione dello Stato e dell'agire umano. A differenza degli umanisti del suo tempo, inclini a delineare modelli ideali e utopici, Machiavelli ha fondato il suo pensiero sulla "verità effettuale", ovvero sull'analisi spietata e scientifica della realtà concreta.
La biografia di Machiavelli si spacca nettamente in due stagioni: l'azione politica diretta e la successiva, forzata riflessione teorica.
Sebbene la sua fama sia legata ai trattati politici, Machiavelli fu un intellettuale poliedrico, capace di spaziare dalla storiografia al teatro. Nelle Istorie fiorentine (1520-1525) propone una storiografia di stampo saggistico e interpretativo, dove l'analisi delle cause politiche prevale sulla fredda precisione documentaria. In campo letterario firma la celebre novella Belfagor arcidiavolo e vette teatrali assolute come la Clizia e la Mandragola (1518), quest'ultima considerata il capolavoro della commedia rinascimentale italiana.Nei testi più teorici emerge la sua predilezione per forme statali stabili: se nel trattato Dell'arte della guerra (1519-1520) insiste sull'urgenza di milizie cittadine per superare la debolezza dei mercenari, nei Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio individua nella repubblica e nella monarchia limitata (controllata da nobili e popolo) gli unici modelli statali accettabili.
Composto nel 1513 durante l'esilio e dedicato a Lorenzo de' Medici (duca di Urbino), Il Principe è l'opera che scardina la morale tradizionale per analizzare i meccanismi di conquista e mantenimento dello Stato. Lo stile stesso rappresenta una rottura epocale nel Cinquecento: la prosa è sobria, incisiva, priva di ornamenti retorici, guidata da una logica stringente e da una tagliente ironia.
Per Machiavelli la natura umana è immutabile e tendenzialmente malvagia ("gli uomini sono tristi"). Di conseguenza, il Principe non può permettersi il lusso di essere buono in ogni circostanza: se vuole salvare lo Stato, deve saper usare la forza e l'inganno. La Virtù machiavellica non è la bontà cristiana, ma l'intelligenza strategica, la capacità di dominare la Fortuna e di adattarsi ai tempi.Il leader ideale delineato nei capitoli XV-XXIII deve essere:
Il trattato si chiude con il capitolo XXVI, che si distacca dal tono freddo e analitico del resto dell'opera per trasformarsi in una vibrante esortazione poetica e politica. Machiavelli si rivolge direttamente alla casa dei Medici affinché assuma il ruolo di "redentore" di un'Italia frammentata, saccheggiata e sottomessa agli eserciti stranieri. Il saggio si sigilla con i celebri versi della canzone All'Italia di Francesco Petrarca, un monito che risuona come un atto di fede nel valore storico del popolo italiano:
Virtù contro a furore / prenderà l’arme; e fia el combatter corto; / ché l’antico valor / nell’ italici cor non è ancor morto.