
Nato a Tagaste il 13 novembre 354 nell'Africa romana, Aurelio Agostino rappresenta lo snodo fondamentale nel processo di cristianizzazione della cultura classica e il pilastro della teologia occidentale. Figlio di Patrizio, un piccolo proprietario terriero pagano, e di Monica, fervente cristiana che esercitò su di lui un'influenza spirituale decisiva, Agostino visse una giovinezza inquieta e divisa tra la ricerca intellettuale e le passioni terrene.
La giovinezza di Agostino, trascorsa tra Tagaste e Cartagine, fu segnata da una condotta sregolata e da un'intensa ricerca filosofica, inaugurata a diciannove anni dalla lettura dell'Hortensius di Cicerone.
La speculazione agostiniana abbandona l'indagine sul cosmo esterno per focalizzarsi su due soli nuclei: Dio e l'anima.
Rovesciando lo scetticismo, Agostino intuisce che l'incertezza stessa custodisce una verità innegabile: chi dubita è cosciente di dubitare, dunque esiste e pensa. La verità non va cercata all'esterno, ma nell'intimità della coscienza:
«Non uscire da te stesso, ritorna in te stesso: nell'uomo interiore abita la verità».
Agostino risolve il paradosso del tempo negandone la realtà oggettiva. Il passato non esiste più, il futuro non esiste ancora, e il presente è un istante fuggevole. Il tempo trova la sua reale consistenza solo come distensione dell'anima (distentio animi):
Il pensiero di Agostino si strutturò attraverso duri scontri dottrinali. Contro i Manichei dimostrò che il male non è una sostanza, ma una semplice privazione di bene dovuta al cattivo uso del libero arbitrio.Tuttavia, nella successiva polemica contro Pelagio — il quale sosteneva l'autosufficienza morale dell'uomo per salvarsi —, Agostino radicalizzò la sua visione: l'umanità è una massa dannata a causa del peccato originale e la salvezza è impossibile senza l'intervento gratuito e insindacabile della Grazia divina. Questa svolta pessimistica e la conseguente dottrina della predestinazione influenzeranno profondamente la teologia occidentale, dalla Riforma protestante di Lutero al giansenismo moderno.
Composta in 22 libri tra il 413 e il 427, La Città di Dio (De civitate Dei) nacque come risposta apologetica al traumatico Sacco di Roma del 410. I pagani accusavano l'abbandono dei culti tradizionali in favore del cristianesimo di aver causato il declino dell'Impero.
| Libri I-X: Confutazione del Paganesimo | Libri XI-XXII: La Teologia della Storia |
| Agostino dimostra con ironia che il politeismo non ha mai protetto Roma da catastrofi e corruzione morale. | Tutta la storia umana è interpretata come lo sviluppo e lo scontro mistico tra due città ideali. |
| L'Impero romano è un fenomeno transitorio, privo di valore salvifico e non privilegiato dalla Provvidenza. | Le due città convivono intrecciate nel cuore di ogni uomo e nelle istituzioni terrene. |
L'intera vicenda storica dell'umanità è ridefinita da Agostino attraverso il conflitto tra due comunità mistiche fondate su due amori opposti:$$\text{Città Terrena} \longleftrightarrow \text{Amor di sé spinto fino al disprezzo di Dio}$$$$\text{Città Celeste (di Dio)} \longleftrightarrow \text{Amor di Dio spinto fino al disprezzo di sé}$$Queste due realtà non si identificano banalmente con lo Stato e con la Chiesa, ma descrivono orientamenti interiori. Nella storia terrena esse appaiono indissolubilmente mescolate e sovrapposte. Solo alla fine dei tempi, nel Giudizio Universale, la provvidenziale separazione definitiva svelerà i cittadini della Gerusalemme celeste e quelli destinati alla rovina della Babilonia terrena, iscrivendo i drammi della storia (incluso il crollo di Roma) in un disegno divino universale.