
Nato a Königsberg il 22 aprile 1724, allora capoluogo della Prussia orientale, Immanuel Kant crebbe in una numerosa famiglia di origini scozzesi. La sua infanzia fu profondamente segnata dalla figura materna, fervente seguace del pietismo — una corrente radicale del luteranesimo che imponeva uno stile di vita austero e una religiosità vissuta quotidianamente.Di corporatura minuta ed esile, alto poco più di un metro e mezzo, Kant mantenne per tutta la vita un profilo schivo e privo di legami affettivi intensi. Ricevette la prima educazione al Collegium Fridericianum, per poi iscriversi all'Università di Königsberg, dove studiò filosofia, matematica e teologia. Qui, sotto la guida del maestro Martin Knutzen, fu avviato alla fisica newtoniana, che avrebbe influenzato la sua intera concezione del mondo fisico.
Dopo aver lavorato per anni come precettore privato, Kant ottenne nel 1755 la libera docenza all'Università di Königsberg e, nel 1770, la cattedra di logica e metafisica, che mantenne fino alla morte. La sua biografia è priva di grandi passioni o colpi di scena teatrali, interamente assorbita da una metodica regolarità quotidiana:
Nonostante questo isolamento geografico e metodico, Kant non rimase indifferente alla storia del suo tempo: sostenne con entusiasmo sia la Rivoluzione americana sia quella francese, caldeggiando l'ideale politico di una costituzione repubblicana. L'unico attrito con il potere politico avvenne sotto il regno di Federico II, la cui censura gli vietò la pubblicazione dello scritto La religione entro i limiti della sola ragione. Kant scelse di obbedire, ma rivendicò successivamente ne Il conflitto delle facoltà il diritto inalienabile alla libertà di pensiero e di parola contro il dispotismo.Si spense l'12 febbraio 1804, mormorando le celebri parole «Es ist gut» (Sta bene). Sulla sua tomba fu inciso il celeberrimo epitaffio tratto dalla Critica della ragion pratica: «Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me».
Collocandosi storicamente come cerniera tra l'Illuminismo e le prime tensioni romantiche, Kant assegna alla ragione il compito di istituire una "critica", ossia un vero e proprio tribunale volto a indagare i fondamenti, le possibilità e i limiti di ogni facoltà umana. La sua produzione scientifica e letteraria si divide tradizionalmente in tre grandi stagioni:
Nella Critica della ragion pura (pubblicata nel 1781 e riedita nel 1787), Kant affronta il problema della conoscenza, demolendo e superando i limiti storici di razionalismo ed empirismo:
La soluzione di Kant risiede nel dimostrare la validità dei giudizi sintetici a priori: proposizioni che sono al contempo feconde (il predicato aggiunge novità al soggetto grazie all'esperienza) e universali (fondate su strutture intellettive che precedono l'esperienza stessa).
Kant mappa il processo conoscitivo sezionandolo in tre momenti distinti:
La metafisica come scienza è dunque impossibile: l'uomo può conoscere solo il fenomeno (la realtà per come ci appare filtrata dalle nostre forme a priori), mentre la realtà in sé, il noumeno, resta strutturalmente inconoscibile, sebbene pensabile come limite invalicabile.
Se la ragione pura non può conoscere il noumeno, la Critica della ragion pratica individua nell'azione morale la chiave d'accesso all'assoluto. Kant rigetta le morali tradizionali di stampo utilitaristico (fare il bene per un vantaggio) o teologico (fare il bene per paura della punizione divina o per obbedienza a un comando esterno), etichettandole come eteronome perché riducono l'uomo a un soggetto passivo.La vera moralità deve essere autonoma: la legge morale nasce dall'interno, è un fatto della ragione che si impone alla volontà sotto forma di un imperativo categorico — un comando assoluto, incondizionato e universale. Questa legge etica formale si articola in tre celebri formule:
I. Universalità: «Agisci in modo tale che la massima delle tue azioni possa essere assunta dalla tua volontà come una legge universale».II. Dignità Umana: «Agisci in modo tale da trattare sempre l'umanità, in te e negli altri, come fine e mai come semplice mezzo».III. Autonomia Legislatrice: «Agisci come se tu fossi, in virtù delle tue massime, sempre un membro legislatore e un suddito nel regno delle volontà libere e ragionevoli».
L'unico movente legittimo dell'azione virtuosa deve essere il puro dovere per il dovere, guidato dal rispetto incondizionato della legge stessa.
Per dare un senso compiuto allo sforzo morale dell'uomo, la ragion pratica esige l'accettazione di tre proposizioni non dimostrabili scientificamente, ma eticamente necessarie, definiti postulati: