Existencialismo

La Libertà come Condanna e Impegno

L’esistenzialismo non è un sistema dottrinale unitario, ma un'attitudine filosofica che pone al centro la riflessione concreta sull'esistenza umana. Poiché ogni individuo percepisce la realtà attraverso la propria irripetibile sensibilità, questa corrente si è articolata in direttrici eterogenee:

  • Ateo: (Heidegger, Sartre) pone l'uomo come solo, privo di giustificazioni trascendenti.
  • Religioso: (Kierkegaard, Jaspers, Gabriel Marcel) vede nella finitezza umana il segno del rapporto mancato o necessario con Dio.
  • «Positivo»: (Merleau-Ponty, Nicola Abbagnano) tenta di coniugare l'esistenza con la ricerca di possibilità concrete di realizzazione.

Il tratto unificante è l'intuizione di una libertà assoluta: non siamo definiti da una natura prestabilita, ma ci "facciamo" attraverso le nostre scelte. Per questo l'esistenzialismo è, prima di tutto, un'etica dell'impegno che rifiuta la speculazione astratta, considerata un alibi per l'immobilità.

1. Martin Heidegger: L'Esserci e la Cura

In Essere e tempo (1927), Heidegger intraprende un'ontologia che parte non dall'Essere in astratto, ma dall'Esserci (Dasein), ovvero l'uomo.

  • Essere-nel-mondo: L'esistenza non è una condizione teorica, ma un "essere gettato" in una situazione data. Questa condizione genera l'angoscia, la rivelazione della precarietà del nostro apparire nel mondo.
  • Essere-per-la-morte: La morte è la possibilità più propria e ineludibile dell'Esserci. Accettare la mortalità significa passare da un'esistenza anonima e distratta a un'esistenza autentica.
  • Storicità: L'uomo è un progetto che si realizza nel tempo. Comprendere di essere "finiti" permette di superare la dispersione nelle attività quotidiane e di assumersi la responsabilità di sé. L'opera è rimasta incompiuta proprio perché il linguaggio filosofico tradizionale risultava inadeguato a esprimere il mistero dell'Essere.

2. Jean-Paul Sartre: L'Elogio dell'Angoscia

Nel saggio L'esistenzialismo è un umanismo (1946), Sartre chiarisce il legame tra ateismo e libertà radicale. Il suo pensiero poggia sulla distinzione ontologica tra due modi di essere:

L'In-sé vs. Il Per-sé

  • L'In-sé: È l'essere degli oggetti (penna, tavolo). È pienezza, opacità, contingenza pura; esso è semplicemente "ciò che è", privo di coscienza o possibilità.
  • Il Per-sé: È la coscienza umana. A differenza dell'in-sé, il per-sé "non è" ciò che è (in quanto può sempre cambiare) ed "è" ciò che non è (in quanto proiettato verso il futuro). Questa "fessura" interna è il Nulla, la distanza che permette la libertà e la temporalità.

La Condanna alla Libertà

La coscienza, essendo separata dalla pienezza dell'essere, sperimenta una "coscienza infelice". Non essendoci Dio, non esiste alcun modello o giustificazione esterna che possa guidare le nostre scelte. Da qui deriva l'angoscia: la vertigine di trovarsi liberi di agire e di dover dare un senso al mondo senza alcuna stampella. L'uomo è, secondo la celebre espressione, «condannato ad essere libero».

3. Il Dramma dell'Alterità: "L'Inferno sono gli altri"

Nel tentativo di placare l'angoscia di essere "ingiustificati", l'uomo cerca spesso un fondamento di sé nello sguardo o nell'amore altrui. Sartre analizza le dinamiche relazionali con pessimismo:

  1. Tentativo di fusione: Nell'amore, nel linguaggio o nel masochismo, cerchiamo di essere "riconosciuti" e giustificati dall'altro. Ci offriamo a una libertà esterna sperando che essa convalidi il nostro diritto ad esistere.
  2. Tentativo di dominio: L'altra faccia della medaglia è il desiderio di sottomettere la libertà altrui. Nel sadismo o nell'odio, cerchiamo di trasformare l'altro in un oggetto, cercando di sottrarci al potere dello "sguardo" altrui che ci trasforma, a sua volta, in oggetto.

Questa dialettica tra l'Io e l'Altro è destinata allo scacco: ogni tentativo di trovare un fondamento nel rapporto interpersonale è fragile, poiché l'altro rimane sempre una libertà che non posso possedere totalmente. L'esistenza resta così un gravoso compito individuale, un ricrearsi continuo ad ogni bivio, senza mai poter trovare il riposo di una giustificazione definitiva.

Bibliografia