
La filosofia – letteralmente "amore per il sapere", dal greco philéin (amare) e sophía (sapienza) – nasce nel VI secolo a.C. in un contesto geografico e culturale ben preciso: le fiorenti colonie greche della Ionia (nell'attuale Asia Minore), tra cui Mileto, Efeso, Clazomene, Colofone e Samo.Questi centri, sospesi tra Occidente e Oriente, godevano di un'economia dinamica e di continui contatti con civiltà progredite come quella egiziana, assiro-babilonese e persiana. Fu proprio in questo clima di scambio e vivacità culturale che si sviluppò una nuova forma di indagine: un'analisi critica e razionale incentrata sugli interrogativi fondamentali dell'uomo e della realtà. Dalla Ionia, questo nuovo modo di pensare si diffuse rapidamente nelle città della Magna Grecia (come Elea, Crotone e Agrigento).
Sebbene il termine "filosofo" nel suo significato moderno sia comparso solo nel IV secolo a.C., questo secolo segnò la consacrazione della disciplina. Il periodo si aprì con la drammatica morte di Socrate ad Atene; paradossalmente, fu proprio il sacrificio del suo "padre" a trasformare la città nella patria assoluta della filosofia antica.Per secoli, Atene rimase la meta obbligata per chiunque volesse studiare la materia, resistendo anche alla concorrenza della ricca Alessandria d'Egitto.
Il sapere filosofico si organizzò presto in vere e proprie istituzioni scolastiche, ciascuna legata a un luogo o a uno stile di vita:
Le scuole filosofiche rappresentavano una fonte di enorme prestigio e ricchezza per Atene, attirando molti studenti stranieri e benestanti. Per questo motivo, le istituzioni cittadine cercavano di agevolarle concedendo gratuitamente spazi ed edifici pubblici.Tuttavia, le città non disponevano delle risorse necessarie per un finanziamento pubblico regolare. La sopravvivenza economica delle scuole dipendeva quindi esclusivamente dalle rette pagate dagli allievi e dalle donazioni liberali dei cittadini più facoltosi e dei sovrani ellenistici.