Søren Kierkegaard

L'Esistenza come Scelta, Angoscia e Fede

Søren Kierkegaard (1813-1855) è universalmente riconosciuto come il padre spirituale dell'esistenzialismo contemporaneo. Il suo pensiero, acuto e tormentato, rispecchia fedelmente il profondo bipolarismo della sua esperienza interiore, perennemente divisa tra un'attrazione per il mondo mondano, che non sapeva abbandonare del tutto, e una tensione verso una spiritualità assoluta, che non riusciva a incarnare integralmente.

1. La Biografia: Il Tormento e l'Immobilismo Esistenziale

Nato a Copenaghen il 5 maggio 1813, Søren era il più giovane dei sette figli di Michael Pedersen Kierkegaard, un ricco commerciante rimasto vedovo che aveva sposato in seconde nozze la propria domestica, Ane Lund. L'educazione paterna fu improntata a un severissimo pietismo religioso, venato da un cupo pessimismo e da un opprimente senso del peccato.Questa rigidità domestica, unita alla tragica e precoce scomparsa di ben cinque dei suoi fratelli, segnò a fuoco la mente del giovane Søren, convincendolo dell'esistenza di una misteriosa "maledizione originaria" scagliata sulla sua stirpe.

Questo trauma generò in lui un cronico immobilismo esistenziale. La sua vita intellettuale fu straordinariamente feconda, eppure la sua esistenza rimase priva di eventi clamorosi, dominata da un isolamento affettivo spesso autoimposto. L'emblema di questa paralisi fu la tormentata relazione con l'amata Regina Olsen: dopo anni di amore platonico e un fidanzamento ufficiale, Kierkegaard decise unilateralmente di lasciarla nel 1842. Il filosofo non voleva gravare la donna e i futuri figli della presunta maledizione familiare, preferendo liberarla dal vincolo pur continuando ad amarla intensamente.La rottura del fidanzamento e la cospicua eredità ottenuta alla morte del padre (avvenuta nel 1838) gli permisero di inaugurare una stagione di scrittura febbrile. Tra il 1843 e il 1844 videro la luce capolavori come Aut-Aut, Timore e tremore e Il concetto dell'angoscia. Per salvaguardare la propria libertà speculativa e non far interferire i diversi punti di vista, Kierkegaard pubblicò quasi tutte le sue opere filosofiche e teologiche utilizzando raffinati pseudonimi. Nonostante l'isolamento, era un brillante conversatore nei circoli letterari e lo stesso Re di Danimarca amava intrattenersi con lui.Nell'ultimo anno della sua vita, il filosofo ingaggiò una durissima battaglia mediatica contro il conformismo della Chiesa Luterana danese, accusata di aver tradito la portata rivoluzionaria del Vangelo per ridursi a un formale apparato burocratico. Attraverso la rivista da lui fondata, Il momento, Kierkegaard rispose con articoli infiammati ai violenti attacchi e alle vignette satiriche della testata avversaria Il Corsaro. Di salute da sempre cagionevole, nell'autunno del 1855 fu colto da una paralisi in mezzo alla strada. Morì a Copenaghen l'11 novembre dello stesso anno, dopo quarantuno giorni di degenza, durante i quali rifiutò fermamente la benedizione del pastore luterano e dopo aver incrociato, un'ultima volta e in totale silenzio, lo sguardo di Regina.

2. La Polemica contro il Sistema Hegheliano

Il pensiero di Kierkegaard si edifica in aperta e radicale antitesi con l'idealismo oggettivo di Hegel. Se Hegel aveva cercato di rinchiudere l'intera realtà all'interno di un sistema logico universale e astratto, in cui il singolo individuo veniva annullato nello sviluppo dello Spirito, Kierkegaard rivendica con forza il primato del singolo.

La Soggettività come Verità: Per l'uomo la verità non è un teorema oggettivo da comprendere intellettualmente, ma un dono e un'esperienza interiore. La verità è soggettiva, è una condizione esistenziale che il singolo deve vivere in prima persona.

L'idealismo proponeva una sintesi conciliatrice di tutte le opposizioni (la dialettica del e del no), mentre Kierkegaard oppone una dialettica drammatica dell'aut-aut (o... o...). Di fronte alle grandi alternative della vita, l'uomo si trova solo, privo di garanzie razionali, costretto a una scelta totale in cui la fede gioca un ruolo decisivo per la propria consapevolezza.

3. L'Analisi dell'Esistenza: Angoscia e Disperazione

L'esistenza umana non è un cammino lineare, ma è strutturalmente minacciata da due sentimenti intrinseci e ineliminabili, che il filosofo seziona clinicamente nelle sue opere:

L'Angoscia: Il Rapporto dell'Uomo con il Mondo

Analizzata ne Il concetto dell'angoscia, essa è il sentimento che scaturisce di fronte alla possibilità e alla libertà di scelta. A differenza della paura, che si rivolge a un oggetto determinato, l'angoscia si proietta sul nulla e sull'assoluta indeterminatezza del futuro.L'uomo avverte costantemente il peso del proprio avvenire e la vertigine del peccato, bloccato dall'incertezza di ciò che accadrà, laddove Dio è l'unico depositario della prescienza e della verità assoluta sul tempo.

La Disperazione: Il Rapporto dell'Uomo con se Stesso

Esaminata nello scritto La malattia mortale, la disperazione è la patologia profonda dell'io. Essa nasce nel momento in cui l'essere umano si confronta con la propria natura:

  • Se l'uomo vuole essere se stesso, si scontra con la propria finitezza, la propria insufficienza e la propria miseria.
  • Se l'uomo cerca di rifiutare se stesso per essere un altro, compie un tentativo impossibile che lo condanna al fallimento.

In entrambi i casi, l'individuo si trova nell'impossibilità di trovare un equilibrio autonomo, vivendo una lacerazione costante causata dalla mancata accettazione del proprio essere.

4. La Fede come Unico Conforto

Per Kierkegaard non esistono soluzioni razionali o filosofiche capaci di sanare il dramma dell'angoscia e della disperazione. L'intelletto umano fallisce nel tentativo di pacificare l'esistenza. L'unica via di scampo, l'unico autentico conforto per l'uomo, risiede nella scelta della fede e nell'abbandono totale a Dio.La fede non è una rassicurante verità storica o logica, bensì un salto nel buio, un paradosso scandalo che richiede l'umiliazione della ragione umana. Attraverso la solitudine della preghiera e il riconoscimento della propria dipendenza dal Creatore, il singolo spezza il cerchio della disperazione, trovando finalmente in Dio la forza e il senso necessari per accettare la propria fragile identità.

Bibliografia