Friedrich Schelling

L'Idealismo Oggettivo e l'Intelligenza della Natura

Nato a Leonberg il 27 gennaio 1775, Friedrich Wilhelm Joseph Schelling mostrò fin da giovanissimo un intelletto precoce e irrequieto. A soli sedici anni fece il suo ingresso nel celebre seminario teologico di Tubinga, dove strinse una profonda e decisiva amicizia con il poeta Friedrich Hölderlin e con Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Insieme, infiammati dagli ideali libertari oltreoceano e d'Oltralpe, piantarono il simbolico “albero della libertà”, manifestando il proprio entusiasmo per la Rivoluzione francese.Dopo aver approfondito la matematica e le scienze naturali a Lipsia, si trasferì a Jena, dove frequentò le lezioni di Johann Gottlieb Fichte. Fu l'inizio di una fulminea ascesa accademica: nel 1798, grazie all'influente mediazione di Johann Wolfgang von Goethe, Schelling fu nominato coadiutore dello stesso Fichte, per poi succedergli alla cattedra l'anno seguente.

Il Periodo di Jena, la Frattura con Hegel e gli Ultimi Anni

Il circolo romantico di Jena1799–1803Si inserisce al centro del Romanticismo tedesco accanto a Novalis e ai fratelli Schlegel. Sposa Karoline Schlegel dopo il divorzio di lei dal marito, facendone la propria musa e collaboratrice intellettuale.La rottura con Hegel1807Insegna a Würzburg e poi si trasferisce a Monaco. Il legame storico con Hegel si spezza bruscamente quando quest'ultimo, nella prefazione della Fenomenologia dello spirito, attacca la concezione shellinghiana dell'Assoluto definendola liquidatoriamente come «la notte in cui tutte le vacche sono nere».Il lungo isolamento bavarese1809–1840Colpito dal grave lutto della moglie Karoline (sostituita tre anni dopo dalle nozze con la figlia di un'amica di lei), vive un lungo isolamento intellettuale a Monaco ed Erlangen, continuando a ricoprire ruoli di vertice nelle accademie d'arte e delle scienze.La cattedra di Berlino e la fine1841–1854Viene chiamato a Berlino per succedere alla cattedra del defunto Hegel, assumendo la guida della reazione filosofica anti-hegeliana. Si spegne il 20 agosto 1854 a Bad Ragaz, in Svizzera, durante un soggiorno termale.

Dall'Io Fichtiano all'Uno-Tutto Metafisico

La prima produzione teorica di Schelling si sviluppa all'interno dei serrati dibattiti scaturiti attorno alle aporie della "cosa in sé" kantiana. Ritenendo che Fichte avesse brillantemente superato tali ostacoli, il giovane filosofo si propose inizialmente di assimilare e ripensare dall'interno i motivi di fondo della Dottrina della scienza. Per Schelling, i sedicenti continuatori di Kant erano fuori strada: Fichte rappresentava la coerente e consapevole prosecuzione del criticismo, secondo cui l'indagine filosofica doveva cercare nella sfera del Soggetto ciò che la metafisica passata aveva cercato erroneamente nel mondo esterno.Tuttavia, sotto questa iniziale aderenza formale, emergevano già le premesse di una rottura. Schelling impresse alla lettura di Fichte un taglio marcatamente metafisico: l'Io puro non venne più inteso come una semplice attività formale dell'autocoscienza o come l'identità numerica dei singoli individui, bensì elevato ad Assoluto, configurato come l'Uno-Tutto immutabile.In questa prospettiva originaria, l'Io trascende la coscienza, il pensiero e la persona stessa — che non sono altro che momenti successivi e "dedotti" della realtà — mentre acquistano un rilievo ontologico assoluto concetti come la libertà e l'intuizione intellettuale.

La Rivalutazione della Natura: L'Idealismo Oggettivo

Il punto di rottura definitivo con Fichte si consumò a partire dal 1797 sul terreno della filosofia della natura. Schelling ravvisò una vistosa lacuna nel sistema fichtiano, colpevole di aver ridotto l'intera realtà materiale a un mero Non-Io, privando la natura di ogni identità specifica e finendo quasi per annullarla in una passiva funzione etica. Al contempo, Schelling guardò con interesse al panteismo di Baruch Spinoza, che al contrario aveva esaltato l'infinità oggettiva della sostanza naturale, pur commettendo il torto opposto di negare la libertà dell'uomo.Per sanare queste lacune, Schelling elaborò il proprio idealismo oggettivo, fondato sul presupposto dell'assoluta unità tra reale e ideale, tra natura e spirito:

«Il sistema della Natura è insieme il sistema del nostro Spirito».

Se l'essenza profonda dell'universo è una, occorre applicare alla materia lo stesso modello interpretativo che Fichte aveva riservato alla vita dello spirito. La natura non è un oggetto inerte, ma il prodotto di un'intelligenza inconscia che opera stabilmente all'interno di essa, sviluppandosi teleologicamente attraverso una scala di livelli successivi caratterizzati da una strutturale finalizzazione.

L'Assoluto shellinghiano si configura così come l'unità originaria e indifferenziata di conscio e inconscio, ideale e reale. La filosofia può pertanto muoversi lungo due direttrici speculari:

  1. La filosofia della natura: che risale dall'oggettivo al soggettivo, dimostrando come la materia si risolva progressivamente nello spirito.
  2. La filosofia dello spirito: che discende dal soggettivo all'oggettivo, mostrando come lo spirito si realizzi e si oggettivi nella natura.

La natura viene magnificamente definita da Schelling come uno «spirito visibile», così come lo spirito non è che una «natura invisibile». La materia altro non è se non un'intelligenza congelata nel tempo, o, nelle parole dello stesso filosofo:

«Un'intelligenza irrigidita in un essere, sensazioni spente in un non essere, arte formatrice di idee che trasforma in corpi».

L'Arte come Organo dell'Assoluto: L'Idealismo Estetico

Se la filosofia procede separando analiticamente lo spirito e la natura, l'arte si configura come il solo luogo in cui è possibile rintracciare e contemplare l'unità vivente di conscio e inconscio. Per questo motivo, il sistema di Schelling prende il nome di idealismo estetico: l'arte viene eletta a vero e proprio organo dell'Assoluto, lo strumento gnoseologico supremo capace di rivelarne l'infinità.

L'attività estetica riflette specularmente la creazione cosmica del mondo, poiché sintetizza armonicamente due momenti antitetici:

  • Il momento spontaneo o inconscio: rappresentato dall'ispirazione divina, in cui l'artista è guidato da una forza che trascende il suo controllo.
  • Il momento conscio e meditato: identificato con l'esecuzione tecnica cosciente, lo studio e il progetto ragionato.

L'opera d'arte si offre così come un miracolo metafisico: un produrre spirituale realizzato in modo naturale e, al contempo, un produrre naturale espresso in forma spirituale, restituendo all'umanità la visione immediata dell'infinito racchiuso nel limite della materia.

Bibliografia