
Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, l'immensa fiducia nel Positivismo entra in una crisi irreversibile. L'euforia per il progresso scientifico, che aveva promesso di svelare ogni mistero del cosmo attraverso la rigida triade di osservazione, ipotesi e verifica, comincia a rivelare i propri limiti. In risposta a questo scientismo totalizzante, la filosofia torna a guardare alla dimensione spirituale e metafisica dell'esistenza. Il massimo interprete di questa reazione culturale è il pensatore francese Henri Bergson, padre fondatore dell'intuizionismo e promotore di una corrente di pensiero — il Bergsonismo — capace di influenzare non solo la filosofia, ma anche l'arte, la letteratura, la teologia e la vita sociale del Novecento.
Henri-Louis Bergson nasce a Parigi il 18 ottobre 1859 da una famiglia ebraica di origini irlandesi. Frequenta il prestigioso liceo "Condorcet" e dimostra una precoce genialità sia nelle materie scientifiche sia in quelle umanistiche, per poi intraprendere gli studi di matematica e filosofia alla Scuola Normale Superiore di Parigi. In questi anni universitari stringe legami con figure di rilievo come Jean Jaurès e Maurice Blondel, maturando la convinzione che la scienza non possa esaurire la complessità della vita reale e che la spiritualità sia una chiave di lettura indispensabile per il mondo.Dopo la laurea si dedica all'insegnamento nei licei di Angers, Clermont-Ferrand e, successivamente, nei rinomati istituti parigini "Rollin" e "Enrico IV". Nel 1891 sposa la diciannovenne Louise Neuburger, cugina dello scrittore Marcel Proust, il quale rimarrà profondamente affascinato dalle teorie bergsoniane sul tempo e sulla memoria.Il nuovo secolo consacra Bergson come una delle menti più brillanti d'Europa:
Lo spiritualismo bergsoniano trova la sua massima espressione nel periodo tra le due guerre mondiali, ponendosi come un fermo baluardo contro il razionalismo esasperato e lo scientismo. Al centro del suo sistema filosofico vi è la netta separazione tra due modalità di conoscenza:
La critica più celebre di Bergson è rivolta alla razionalizzazione del concetto di tempo operata dalla scienza. La fisica concepisce il tempo come una successione di istanti distinti, uguali e quantificabili, paragonabili alle perle di una collana o ai fotogrammi di una pellicola cinematografica (il tempo spazializzato). A questo concetto Bergson oppone il tempo della coscienza, che chiama "durata": un flusso continuo e indivisibile in cui il passato si conserva nel presente e si protende verso il futuro, dove gli stati d'animo si fondono l'uno nell'altro senza separazioni netta.