LA COMUNITA' PRIMITIVA

50 Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. 51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. 52 Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; 53 e stavano sempre nel tempio lodando Dio. (Lc 24,50-53).

Gesù, secondo il racconto di Luca, è di nuovo con i discepoli: per quaranta giorni gli Apostoli gioiscono per la presenza del Signore risorto e ascoltano i suoi ultimi insegnamenti.  Con questa scena il libro degli Atti degli Apostoli ci fa entrare in quella che viene chiamata la comunità primitiva. E’, questa, una espressione caratteristica per indicare la Chiesa nei primi anni della sua storia, quando sono ancora vivi Maria, gli Apostoli e le tante persone che hanno conosciuto e seguito Gesù. La loro presenza è la garanzia più sicura che le parole di Gesù vengano ricordate e riferite con precisione, e il fatto che la Chiesa inizi il suo cammino da Gerusalemme simboleggia la continuità con la storia del popolo di Israele. Nella scena successiva, Luca ricorda la salita di Gesù al Cielo. E’ un’immagine straordinaria e grandiosa: dopo aver dato agli Apostoli le ultime raccomandazioni, avvolto da una nube, Gesù scompare alla loro vista. Il loro stupore è grande, tanto da farli rimanere con gli occhi fissi al cielo fino a che la voce di un angelo annuncia a loro il ritorno glorioso di Cristo alla fine dei tempi (At 1,6-12). Ma è possibile che tutto sia finito così, in una nuvola? E’ possibile che la storia dell’amore di Dio per il suo popolo si concluda con il ritorno di Gesù presso il Padre? E’ difficile per noi immaginare il gruppo degli Apostoli subito dopo l’Ascensione. Il vuoto lasciato da Gesù deve essere stato enorme. Forse grande è stata la tentazione di riprendere la vita di tutti i giorni, con il lavoro e le innumerevoli piccole occupazioni che la costituiscono. O forse vi è stata la tentazione di tenere per sé quanto era successo nei due anni e mezzo precedenti. Ma il gruppo degli Apostoli non si disperde. Anzi, appena tornati a Gerusalemme, essi si preoccupano di eleggere Mattia quale sostituto di Giuda e continuano a vivere insieme.  Al termine del suo vangelo e all’inizio del racconto degli Atti degli Apostoli, Luca ricorda che tutti stavano nel Tempio lodando Dio ed erano assidui e concordi nella preghiera. Nella preghiera, la comunità primitiva trova la forza della sua unione e ricorda l’ultima grande promessa di Gesù: “Sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni” (At 1,5).    

LA PENTECOSTE

1Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. 2Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. 3Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; 4ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d'esprimersi.  (At 2,1-4)

L’attesa degli Apostoli termina dieci giorni dopo l’Ascensione.Cinquanta giorni dopo la Pasqua, infatti, il giorno di Pentecoste, Dio si manifesta nuovamente a coloro che lo cercano e lo invocano e ancora una volta, con una azione concreta, dimostra la sua fedeltà alle promesse e la sua costante presenza nella storia dell’uomo.La reazione degli Apostoli all’azione dello Spirito è immediata: ogni timore è cancellato e una forza straordinaria ora li muove. Subito escono dal Cenacolo e cominciano a predicare.Ciò che fino a quel momento era rimasto quasi un segreto nascosto tra gli amici più fedeli a Gesù, diventa ora una grande verità da portare a tutti gli uomini.L’annuncio della morte sulla croce di Gesù e della sua Resurrezione da parte di Pietro e degli Apostoli costituisce il fondamento della predicazione apostolica primitiva, chiamata kerigma. Dalla Resurrezione di Gesù e dal suo annuncio, quindi, riparte la storia della salvezza e, da questo momento, inizia l’ultima parte di essa, il tempo della Chiesa, che accompagnerà l’umanità sino alla fine dei tempi.

Giotto di Bondone:

A GERUSALEMME

“Quelli che accolsero la parola di Pietro furono battezzati” ed erano assidui all’insegnamento degli Apostoli, alle riunioni comuni, alla frazione del pane, e alla preghiera (...) lodando insieme Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo” ( At 2,41-42, 47).

Le parole di Pietro e degli altri apostoli stupiscono la folla.L’annuncio che Dio non ha abbandonato il suo popolo e che Cristo vive ora nella gloria del Padre, apre davanti agli ascoltatori un nuovo orizzonte di speranza: l’amore del Padre e del Figlio, personificato nello Spirito Santo, vive ancora tra gli uomini per guidarli sulla via della salvezza, e gli Apostoli invitano tutti a intraprendere questo cammino.Secondo il libro degli Atti, quel giorno circa tremila persone chiedono agli Apostoli di ricevere il battesimo per entrare nella loro comunità.Il cammino della Chiesa può così cominciare.Nei capitoli 2, 4 e 5 del libro degli Atti degli Apostoli, Luca riassume la vita della prima comunità cristiana in tre brevi sommari. In queste rapide immagini Luca riassume gli elementi fondamentali della comunità primitiva, quegli stessi elementi che caratterizzeranno la vita della Chiesa nei secoli seguenti e sui quali la Chiesa ha sempre costruito la sua missione nel mondo.L’insegnamento degli Apostoli, costituito dall’annuncio della morte e Resurrezione di Gesù, Messia e Signore, rappresenta il punto di partenza, perché la comunità cresce quando vi sono persone che ascoltano l’annuncio e rispondono alla chiamata degli Apostoli. Oggi, come allora, la Chiesa porta nel mondo il medesimo annuncio di salvezza e, attraverso il proprio magistero (= insegnamento), continua ad offrire a tutti gli uomini un riferimento sicuro nella loro ricerca della verità.L’unione fraterna, che significa condivisione dei beni materiali e aiuto reciproco nelle difficoltà, rappresenta il segno distintivo di una comunità che annuncia al mondo che tutti gli uomini hanno la stessa dignità e che i rapporti tra loro devono essere costruiti sull’amore. Infine la preghiera, sia individuale che comunitaria, permette ai fedeli di essere costantemente in dialogo con Dio e alimenta la vita di tutta la Chiesa.

LE AUTORITA' GIUDAICHE

La vita della comunità di Gerusalemme diventa ben presto difficile e l’azione degli Apostoli si scontra con le convinzioni religiose di coloro che avevano voluto la morte di Gesù. L’immagine di pace e serenità che abbiamo appena lasciato viene turbata dalle prime persecuzioni cui vanno incontro gli Apostoli. Notiamo un particolare. Forse, sentendo parlare di persecuzioni contro la Chiesa, pensi alle violenze terribili che i Cristiani subirono da parte dei Romani quando, come vedremo tra poco, il Cristianesimo cominciò a diffondersi nell’Impero romano. Non bisogna però dimenticare che le persecuzioni contro i primi cristiani ebbero inizio in Gerusalemme.Gli Apostoli vengono più volte processati, arrestati e incarcerati per impedire loro di continuare a predicare (At 4,1-22; 5,17-42; 12,1-19). Nel 34 d.C., appena quattro anni dopo la Resurrezione di Gesù, viene lapidato Stefano, il primo di una lunga serie di martiri che testimonieranno con il dono della vita la loro fede in Cristo (At 6-7). Circa dieci anni dopo sarà la volta dell’apostolo Giacomo, fratello di Giovanni, succeduto a Pietro alla guida della chiesa di Gerusalemme e, nel 63 d.C., di Giacomo detto il Minore, entrambi lapidati a Gerusalemme. Ma gli Apostoli e i discepoli impegnati nella predicazione del Vangelo non si scoraggiano: il ricordo delle parole di Gesù, la consapevolezza di essere sulla strada giusta, l’amore di Dio che ora vive tra loro li sostengono nel loro cammino.

PAOLO DI TARSO

Nel racconto del martirio di Stefano  Luca introduce un nuovo personaggio: Saulo di Tarso. Luca ce lo presenta tra coloro che partecipano alla uccisione di Stefano e come uno dei capi degli Ebrei che vogliono fermare, con ogni mezzo, la diffusione pacifica del Cristianesimo. Ma anche sulla vita di Saulo Dio ha un disegno.Visitando una chiesa o un museo, o sfogliando un libro d'arte, forse hai visto qualche quadro che raffigura un cavaliere a terra. E’ questa la scena che Luca descrive nel capitolo 9 del libro degli Atti degli Apostoli e che, comunemente, viene chiamata la conversione di S. Paolo.In cammino verso la città di Damasco, in Siria, per portare anche là la persecuzione contro i cristiani, Saulo viene abbagliato da una luce folgorante, e Cristo gli appare. Siamo nell’anno 35, appena cinque anni dopo la morte e Resurrezione di Gesù. Da questo momento la vita di Saulo prende una nuova direzione. Come gli antichi profeti e come gli Apostoli, Saulo è chiamato da Dio ad impegnare la propria vita per portare nel mondo l’annuncio di salvezza che Egli vuole donare a tutti gli uomini. E Paolo diventa, insieme ai Dodici, il più grande predicatore del Vangelo nella Chiesa primitiva. Tanto grande è la sua importanza nello sviluppo del Cristianesimo che, come hai visto, Luca dedica più della metà del libro degli Atti degli Apostoli alla sua opera.

Chiamato dai genitori con il nome ebraico Saulo, nome al quale, in seguito, preferirà quello romano di Paolo, era nato verso il 10 d. C. a Tarso, capitale della Cilicia, da genitori ebrei, in possesso anche della cittadinanza romana. Dopo la conversione, Paolo si ritira per tre anni nel deserto dell’Arabia dove approfondisce lo studio della Scrittura e prega intensamente. Recatosi, quindi, a Gerusalemme, incontra gli Apostoli e parla a lungo con loro. Nel 45 d. C., a circa dieci anni dalla conversione, è pronto ad iniziare la sua opera missionaria.Fra il 45 e il 48 d. C. Paolo si reca nell'isola di Cipro, in Panfilia, Pisidia e Licaonia, antiche regioni dell'attuale Turchia. Tra il 50 e il 53 evangelizza alcune delle città più grandi e famose del tempo: Filippi, Tessalonica e Berea in Macedonia; Atene e Corinto in Grecia; Samo e Rodi.Il terzo viaggio, il più lungo, lo vede impegnato dal 53 al 58 d. C. Paolo si ferma nella città di Efeso per più di due anni; poi torna a Filippi e Tessalonica e giunge fino a Cencre nei pressi di Corinto, prima di fare ritorno a Gerusalemme.Secondo alcuni studiosi, nei suoi tre viaggi Paolo avrebbe percorso circa 16.000 chilometri. E li ha percorsi non in aeroplano o in automobile, ma a piedi e sulle scomode navi del tempo, superando intemperie, tempeste marine, assalti di briganti, precarietà degli alloggi e pericoli vari.Ma anche le avventure più grandiose, ad un certo punto, si avviano verso la conclusione: un altro viaggio attende Paolo.A Gerusalemme, nel 58, viene arrestato e incarcerato per due anni. Gli Ebrei vogliono la sua condanna a morte, ma il Procuratore romano Festo, essendo Paolo cittadino romano, lo invia a Roma per esservi processato.Dopo un viaggio per mare avventuroso e pieno di pericoli, descritto negli ultimi due capitoli del libro degli Atti degli Apostoli, Paolo viene tenuto sotto sorveglianza per due anni, dal 61 al 63.Assolto viene rimesso in libertà e, molto probabilmente, compie un altro viaggio missionario in Oriente e, forse, in Spagna. Rientrato a Roma e arrestato nuovamente durante le persecuzioni di Nerone, viene decapitato nel 67 d. C.

Caravaggio, Conversione di Paolo:

11Vi dichiaro dunque, fratelli, che il vangelo da me annunziato non è modellato sull'uomo; 12infatti io non l'ho ricevuto né l'ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. 13Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo, come io perseguitassi fieramente la Chiesa di Dio e la devastassi,14superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com'ero nel sostenere le tradizioni dei padri. 15Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque 16di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani, subito, senza consultare nessun uomo, 17senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. (Gal 1,11-17)

Viaggi di Paolo:

Dal racconto dell'Ascensione di Gesù al Cielo alla prima prigionia di Paolo a Roma intercorrono 33 anni, un periodo di tempo breve, ma durante il quale il Cristianesimo raggiunge il cuore dell’Impero romano.Nel racconto della Pentecoste, Luca ricorda che fra coloro che ascoltano la primissima predicazione degli Apostoli vi sono degli “stranieri di Roma”. Dalla "Vita dell'imperatore Claudio", dello storico latino Svetonio, apprendiamo che, nell'anno 50 d.C., vengono espulsi da Roma alcuni cristiani, rei di aver provocato dei tumulti. La lettera che S.Paolo scrive ai fedeli della Chiesa di Roma tra il 57 e il 58 d.C., prima di recarsi egli stesso nella grande città, testimonia che la comunità cristiana di Roma è considerata molto importante.L'origine della Chiesa di Roma è, quindi, molto antica. Secondo la Tradizione, lo stesso apostolo Pietro, fuggito da Gerusalemme a causa delle persecuzioni ebraiche, si sarebbe recato a predicare nella capitale dell'Impero nel 42 o 43 d.C. e qui avrebbe fondato la prima comunità cristiana. La prima lettera di Pietro, conservata nel canone del Nuovo Testamento e scritta dall’apostolo a Roma, sembra confermare questa ipotesi. E’ comunque certo che sia S.Pietro che S.Paolo hanno subito il martirio a Roma nel 64 o nel 67 d.C., durante le persecuzioni volute dall'imperatore Nerone.

Martirio di Pietro:

Entrambi sono stati sepolti a Roma e, di S.Pietro, si può visitare la tomba sul colle Vaticano, proprio sotto l'altare della grande basilica che rappresenta il cuore della Chiesa cattolica.Per il fatto che la sua fondazione risale direttamente a Pietro, fin dai primi tempi la Chiesa di Roma ha assunto un ruolo preminente rispetto alle altre; il suo Vescovo, successore del primo degli Apostoli e chiamato papa a cominciare dal VI sec. d.C., è considerato il capo della Chiesa cattolica.

I MARTIRI

Dall’odio alle vere e proprie persecuzioni il passo è breve.Il tempo delle persecuzioni si può dividere in tre grandi periodi.- 64-100 d.C.: Nerone, imperatore dal 54 al 68 d.C., attribuisce ai Cristiani la responsabilità dell’incendio di alcuni quartieri di Roma da lui stesso ordinato e ne fa uccidere un gran numero tra atroci tormenti; muoiono anche Pietro e Paolo. Questa prima persecuzione rimane circoscritta alla città di Roma. Da allora i fedeli di Cristo saranno chiamati odio del genere umano. Anche le persecuzioni ordinate dall’imperatore Domiziano (81-96 d.C.) sono azioni sporadiche e limitate a poche zone. E' durante la persecuzione di quest'ultimo che, secondo la Tradizione, l'Apostolo Giovanni viene esiliato nell'isola di Patmos, dove scrive il libro dell'Apocalisse.- 100-250 d.C.: il Cristianesimo si è ormai affermato e diffuso in tutto l’impero e viene perseguitato come religione illecita e nemica della società. Le azioni contro i Cristiani iniziano con l'imperatore Traiano (98-117) e continuano sotto Antonino Pio (132-161), Marco Aurelio (161-180), Commodo (180-192), Settimio Severo (193-211), Massimino Trace (235-238), Filippo Arabo (244-249). Le persecuzioni di questo periodo non sono estese a tutto il territorio dell'Impero, ma si limitano ad alcune provincie. Muoiono martiri in questi anni Ignazio di Antiochia, Giustino, Policarpo di Smirne, Perpetua, Felicita e Leonida.- 250-311 d.C.: l’imperatore Decio (249-251) vuole imporre la religione ufficiale ad ogni cittadino e ordina sacrifici agli dei; Valeriano (253-260) e, soprattutto, Diocleziano (284-305) organizzano sistematiche persecuzioni che causano la morte di migliaia di Cristiani.Tutti coloro che durante le persecuzioni hanno donato la propria vita per rimanere fedeli a Gesù sono chiamati martiri. La parolamartire è di origine greca e significa testimone: i martiri, infatti, sono coloro che hanno testimoniato la propria fede in Cristo.

Martirio di Sebastiano:

Le fonti storiche che trasmettono notizie circa i martiri sono di tre tipi:- Atti di martiri, di grandissimo valore storico perché riportano gli atti ufficiali dei processi e i ricordi di testimoni oculari;- le cosiddette Passiones o Martyria, basate sempre su ricordi personali e risalenti a testimoni contemporanei ai fatti narrati, ma giunte a noi in redazioni tardive;- leggende e racconti molto posteriori ai fatti narrati e di nessun valore storico.Per la difficoltà di stabilire l’entità  delle popolazioni dei tempi passati, è impossibile sapere  con esattezza quanti Cristiani hanno subito il martirio durante  le persecuzioni. Al tempo della persecuzione di Diocleziano, ad esempio, i Cristiani sono circa 6 milioni su una popolazione dell'Impero  di circa 50 milioni di abitanti.Possiamo quindi pensare che il numero totale dei martiri sia stato di alcune migliaia.Ciò che importa non è tanto il loro numero quanto la testimonianza di fede  di tante persone che non hanno esitato a sacrificare la propria vita per amore di Cristo e della Sua Chiesa.I martiri diventano così, per i Cristiani, un glorioso esempio di come la vera fede possa far compiere all'uomo azioni eroiche e sublimi.

L'IMPERATORE COSTANTINO

Le sanguinose persecuzioni ordinate dall’imperatore Diocleziano (284-305 d.C.) costituiscono lo scontro finale fra Impero romano e Cristianesimo, scontro che si risolve con la definitiva vittoria di quest’ultimo.Quando nel 306 d.C. viene proclamato imperatore Costantino, il Cristianesimo è ormai diffuso in tutti gli strati della popolazione: plebe, soldati, funzionari dell’Impero e appartenenti al ceto più elevato.Molto probabilmente, già l’imperatore Filippo Arabo (244-249 d.C.), e la moglie e la figlia dello stesso Diocleziano, Prisca e Valeria, avevano abbracciato il Cristianesimo. La madre di Costantino, Elena, è sicuramente cristiana, e forse lo stesso Costantino chiede il battesimo poco prima di morire. E’ certo, però, che il nuovo imperatore è all’origine di una vera e propria rivoluzione, tanto che gli studiosi di storia della Chiesa parlano di “svolta costantiniana”. Nel 313 d.C., con il "Rescritto di Milano", Costantino riconosce al Cristianesimo la stessa dignità e gli stessi diritti delle altre religioni dell'Impero; nel 315 abolisce la crocifissione; nel 321 permette alla Chiesa di ricevere donazioni e lasciti e stabilisce la Domenica come giorno festivo; nel 323 ammette i cristiani al titolo di console e, nel 325, a quello di prefetto. Sempre nel 323 d.C. i simboli cristiani sostituiscono quelli pagani nelle monete.

La libertà della Chiesa ha meravigliosi influssi anche sull'architettura: nel 312 d.C. Costantino dona al Papa il palazzo Laterano e inizia la costruzione della grande Basilica Lateranense; nel 320 d.C. dà il via alla costruzione della Chiesa di San Pietro; seguono, poi, la costruzione delle basiliche del Santo Sepolcro a Gerusalemme e della Natività a Betlemme, mentre sua madre riporta dalla Palestina numerose reliquie della Passione di Gesù.Alla sua morte, avvenuta nel giorno di Pentecoste del 337 d.C., il Cristianesimo ha ormai esteso la propria influenza su tutti gli aspetti della vita dell'Impero e si sta diffondendo anche tra i popoli barbari. Pochi anni dopo, nel febbraio del 380 d.C., l’imperatore Teodosio il Grande (379-395 d.C.)  mette definitivamente al bando ogni forma di paganesimo e impone la religione cristiana a tutti gli abitanti dell'Impero.

ERESIE E CONCILI

La fede della Chiesa e la sua dottrina sono sempre minacciate, oggi come nei tempi antichi.Eresia è una parola greca che significa scelta. Nella Chiesa s'intende con eresia la scelta di alcune verità della fede a scapito delle altre per cui è eretico chi non accoglie tutto quanto la Chiesa propone ed esce, con la propria scelta, dalla comunità dei Cristiani.Molte sono state le eresie nella storia della Chiesa. S. Paolo stesso è consapevole del sorgere di divisioni all'interno delle prime comunità cristiane ed Eusebio, che scrive nel IV sec. d.C. la prima Storia della Chiesa, afferma che le eresie hanno portato più danni delle persecuzioni. Gnosticismo, adozionismo, subordinazionismo, manicheismo, marcionismo, montanismo e arianesimo sono parole difficili che indicano altrettante eresie. La risposta della Chiesa è immediata: vengono convocati i primi concili ecumenici nei quali vengono affrontati i grandi misteri della teologia cattolica: l’unità e la trinità di Dio, l’incarnazione e la persona di Cristo. Grazie ai Concili, la dottrina della Chiesa si precisa sempre più chiaramente, per portare al mondo il lieto annuncio della salvezza che Dio dona all'uomo.

I PADRI DELLA CHIESA

Con il passare degli anni, le verità della fede in Gesù Cristo, trasmessa dagli Apostoli e vissuta nella Chiesa, vengono discusse, approfondite, comprese sempre meglio e difese dall’attacco portato loro da filosofie e religioni nemiche. La difesa della fede e l’elaborazione della dottrina vede impegnati, oltre agli Apostoli e a S.Paolo, numerosi scrittori che, dalla fine del I secolo d.C. al secolo VIII, vengono chiamati padri della Chiesa. Gli autori ecclesiastici posteriori all’VIII secolo saranno chiamati, invece, dottori della Chiesa. I padri della Chiesa più antichi sono chiamati anche padri apostolici perché, molto probabilmente, hanno conosciuto gli Apostoli personalmente o tramite altri a loro vicini e sono sicuri e fedelissimi interpreti della dottrina apostolica.Il primo dei padri apostolici è Clemente, papa dal 90 al 101 d.C., discepolo di Pietro e Paolo, del quale rimane una lunga lettera ai sempre turbolenti fedeli della chiesa di Corinto.  

La lettera di Clemente è uno scritto molto importante perché rappresenta la più antica testimonianza circa il martirio di Pietro e Paolo, fornisce notizie sulle prime persecuzioni contro i Cristiani e permette di intravedere la posizione predominante della chiesa di Roma sulle altre comunità. Al tempo dei padri apostolici risalgono anche altri scritti: pochi frammenti di un commento di Papia di Gerapoli alle parole del Signore, la Lettera a Diogneto, la Lettera di Barnaba, la Didaché, il Pastore. Ai padri apostolici seguono gli apologisti, impegnati nel difendere il pensiero cristiano e i cristiani dalle accuse portate dalle filosofie del tempo e dagli eretici.

Giustino, nato intorno al 100 d.C. da famiglia greca e pagana, diventa cristiano deluso dalle filosofie di Pitagora, degli Stoici e di Platone  Nelle sue opere difende il Cristianesimo come l’unica, vera utile  filosofia e i Cristiani dalle false accuse dei Romani Muore martire a Roma nel 165. Tertulliano, nato a Cartagine intorno al 155 d.C., controbatte l’eresia gnostica esaltando la tradizione che, attraverso l’insegnamento degli Apostoli, vive ora nella Chiesa. Ireneo, nato nel 115 d.C., vescovo di Lione e martire nel 202 d.C., esorta i Cristiani a fondare la fede sul Credo, che contiene verità indiscutibili, garantite dagli Apostoli e dai papi loro successori.

AGOSTINO D'IPPONA

Agostino nasce il 13 novembre del 354 a Tagaste, in Africa. Viene educato dalla madre Monica alla fede cattolica, ma non ne segue l’esempio. Adolescente vivace, arguto ed esuberante, intraprende lo studio della retorica e il suo rendimento è eccellente. Ama la vita e i suoi piaceri, coltiva amicizie, insegue amori voluttuosi, adora il teatro, ricerca divertimenti e svaghi. Dopo i primi studi a Tagaste e a Madaura, prosegue la sua formazione di retore, grazie anche al sostegno economico di un amico del padre, a Cartagine, dove si innamora di una ragazza. Poiché di rango inferiore al suo, può renderla soltanto sua concubina. Frutto di questa relazione è Adeodato. Agostino, padre a soli 19 anni, resta fedele a questa donna e si assume la responsabilità del ménage “familiare”. Ma la lettura dell’Ortensio di Cicerone cambia il suo modo di vedere le cose. La felicità, scrive il grande oratore, consiste nei beni che non periscono: la sapienza, la verità, la virtù. Agostino decide così di volgersi alla loro ricerca. 

Comincia dalla Bibbia, ma, abituato com’è a testi altisonanti, la trova grossolana e illogica. Si accosta allora al manicheismo. Rientrato a Tagaste apre una scuola di grammatica e retorica, ma la vita che conduce non lo appaga e si trasferisce a Cartagine sperando in un futuro migliore. E invece continua a essere insoddisfatto. Si accosta al manicheismo, ma la sua sete di verità non ne è placata. Il giovane e promettente retore cerca così nuovi lidi e nel 382 si trasferisce a Roma con la compagna e il figlio, all’insaputa della madre che intanto lo aveva raggiunto a Cartagine. Nella capitale dell’impero romano Agostino mantiene comunque i contatti con i manichei, dai quali riceve sostegni e appoggi. La sua carriera va a gonfie vele, nel 384 ottiene la cattedra di Retorica a Milano, eppure l’inquietudine interiore lo tormenta ancora.

L’ambizione viene saziata ma non il cuore. Per affinare la sua “ars oratoria” ascolta i sermoni del vescovo Ambrogio. Vuole carpirne le capacità dialettiche, e invece le parole del presule lo toccano nel profondo. Intanto si trasferisce a Milano la madre Monica, che gli resta accanto soprattutto con le sue preghiere. Si accosta sempre di più alla Chiesa cattolica e ne diviene catecumeno: ora gli ci vuole una moglie cristiana più che una concubina. La donna che conviveva con lui da anni torna in Africa. Ancora travagliato, Agostino divora testi di filosofia e si immerge nella Sacra Scrittura. È tentato dall’esperienza dei pensatori greci, attratto dallo stile di vita degli asceti cristiani, ma non riesce a decidere. É un giorno dell’agosto 386, quando, disorientato e confuso, lasciatosi andare a un pianto dirotto e disperato, gli pare di sentire una voce: “Prendi e leggi!”. La considera un invito a dirigersi alle lettere di San Paolo riposte su un tavolo e ad aprirle a caso. “Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne” (Rm 13, 13-14). La lettura di quei brevi versetti lo folgora. Decide di cambiare vita e di dedicare tutto sé stesso a Dio. Viene battezzato da Ambrogio nella notte fra il 24 e il 25 aprile del 387 e desiderando tornare in Africa parte alla volta di Roma per imbarcarsi ad Ostia. Qui muore la madre Monica.

Rientrato a Tagaste Agostino fonda la sua prima comunità. Tra la fine del 390 e l’inizio del 391 si trova casualmente ad Ippona, nella basilica dove il vescovo Valerio sta parlando ai suoi fedeli della necessità di un presbitero per la diocesi. Agostino, noto ai più per il suo esemplare stile di vita, viene così sospinto dinanzi al presule che lo ordina sacerdote. Convinto di dover vivere votato a Dio, studiando e meditando le Scritture, comprende di essere chiamato ad altro. Diviene vescovo di Ippona, succedendo a Valerio, ed esercita il ministero episcopale per oltre 40 anni. Scrive svariate opere dove combatte le eresie dell’epoca e riesce a conciliare fede e ragione, innumerevoli i suoi sermoni e tantissime le lettere. Tra le sue opere più note Il libero arbitrio, La Trinità, La città di Dio. Revisiona, con spirito critico, tutti i suoi trattati e le sue omelie nelle Ritrattazioni. Una menzione a sé meritano Le confessioni, in cui Agostino, già vescovo, si racconta lasciando emergere in modo magistrale la sua interiorità, la storia del suo cuore. Muore il 28 agosto del 430.