La Shoah: l'obbligo della memoria


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20 Oct
20Oct

Questo progetto intende alimentare la memoria a svolgere il suo necessario ruolo nel processo di costruzione di un futuro nel quale l'indicibile iniquità della Shoah non sia mai più possibile.


Nella storia contemporanea con il termine Shoah si intende il genocidio della popolazione e della cultura ebraica perpetrato dal 1935 al 1945 in Germania e nei Paesi occupati dalle potenze dell’Asse Roma-Berlino durante la Seconda guerra mondiale secondo l’ideologia razzista antisemita predicata da Adolf Hitler, e messa in atto dal Partito Nazional Socialista Tedesco. L’antisemitismo fu adottato dal fascismo italiano, dopo il razzismo antiafricano, con le leggi razziali del novembre 1938 per la difesa della razza italiana (volute dal Partito Nazionale Fascista e sottoscritte da Vittorio Emanuele III di Casa Savoia).

L’antisemitismo costituisce un elemento portante del programma del partito nazista dalla pubblicazione del Mein Kampf (la mia battaglia) raccolta di pensieri composti da Hitler in carcere, dopo il fallito colpo di Stato di Monaco e pubblicato nel 1925. Gli ebrei vi sono concepiti come il male assoluto, responsabili della sconfitta del II Reich tedesco nel 1918 e della successiva crisi sociale ed economica.
Dal 1935 gli ebrei, con le leggi di Norimberga, persero il diritto di cittadinanza tedesco e furono sottoposti ad una dettagliata serie di imposizioni ed esclusioni che li isolavano dalla vita della società civile. L’obiettivo di questa prima fase, culminata nella notte dei cristalli Nacht der Kristalle (9-10 novembre 1938, in cui mille sinagoghe vennero distrutte, 7500 negozi e proprietà ebraiche furono devastati da giovani della Hitlerjugend e da gruppi paramilitari nazisti aizzati dal capo della propaganda nazista Joseph Goebbels, migliaia di ebrei persero la vita, trentamila furono rinchiusi nei campi di concentramento) era quello di privare gli ebrei dei loro averi e di costringerli a pagare la possibilità di fuga. Assenti le reazioni internazionali.

Con l’inizio della guerra e l’occupazione della Polonia (settembre 1939) e poi con l’Operazione Barbarossa e l’attacco con Italia e Romania alla Russia, giugno 1941, gli ebrei di cui occuparsi divennero milioni e spesso di condizioni sociali inferiori.


Gli ebrei polacchi e dei Paesi baltici furono ammassati in condizioni invivibili nei ghetti delle città polacche, quelli prima residenti nei territori occupati dell’URSS (Bielorussia, Russia e Ucraina), massacrati dagli Einsatzgruppen, unità operative di sterminio comandate da ufficiali della Polizia di Sicurezza tedesca (Sicherheitspolizei, Sipo) e del Servizio di Sicurezza (Sicherheitsdienst, SD) tedesco, che iniziarono a fucilare gli ebrei maschi e poi dal settembre 1941 a massacrare ebrei di ogni condizione fucilandoli ai bordi delle fosse comuni fatte scavare dalle stesse vittime.
Questo compito si rivelò però troppo gravoso per le truppe tedesche e Himmler richiese l’adozione di un metodo più comodo per l’eliminazione degli ebrei. Vennero allora costruite, alla fine dell’autunno 1941, delle camere a gas mobili: montate su furgoni per il trasporto merci, e con il sistema di scappamento modificato, esse venivano usate per asfissiare i prigionieri con il monossido di carbonio.


Con la conferenza di Wannsee nel gennaio del 1942 si inizia ad usare l’espressione soluzione finale della questione ebraica, che indica il genocidio ebraico organizzato e gestito con strumenti moderni ed economia di costi da burocrati dediti e diligenti come Adolf Eichmann, primo responsabile dell’emigrazione forzata degli ebrei e poi del trasferimento, prevalentemente in vagoni bestiame ferroviari, dai ghetti della Polonia, e dai campi di prigionia e di transito dell’Europa Occidentale verso i campi di sterminio (Vernichtungslager), vere e proprie fabbriche della morte, dove gli ebrei venivano concentrati e mandati a morire nella camere a gas sfruttando la manodopera di altri ebrei temporaneamente risparmiati dalla selezione.
In un primo tempo, come a Treblinka, i corpi venivano inumati in fosse comuni, poi, dopo la sconfitta di Stalingrado (febbraio 1943) i cadaveri vennero riesumati e gettati in forni crematori che lavorarono a ciclo continuo fino alla liberazione dei campi da parte dell’Armata Rossa sovietica (ad es. Auschwitz il 27.1.1945) o delle armate statunitensi (Buchenwald, 11.4.45) o inglesi a Bergen Belsen (15.4.45). La cremazione dei corpi rientrava nella strategia di occultamento e di silenzio che doveva accompagnare e seguire tutta la soluzione della questione ebraica. E il silenzio è stato a lungo l’effetto indotto nei criminali responsabili e volonterosi carnefici, nei cooperatori imbelli, nelle vittime, nei sopravvissuti di questo immane e indicibile crimine, che pesa come profezia negativa sulle sorti dell’umanità europea.


Lo sterminio fu messo in atto dagli apparati partitici, militari e civili tedeschi in particolare dei corpi speciali delle SS (Sigla delle Schutz-Staffeln, «squadre di protezione») guidate da Heinrich Himmler in Germania, Austria, Boemia e poi nei territori annessi o sottoposti alle potenze dell’Asse dal 1939 al 1945. Le SS si distinsero tristemente per la brutalità e l’illegalità del loro operato nello sterminio e nella persecuzione degli ebrei, per gli assassini arbitrari commessi nei campi di concentramento, per gli abusi perpetrati nell’amministrazione dei territori occupati.
Nella memoria del popolo ebraico e nella sentenza conclusiva del Tribunale Militare Internazionale, la stima dello sterminio è di 6.000.000 di persone.



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