La diversità è una categoria generale che impegna tutta la scuola al rispetto delle biografie personali, alla valorizzazione dei talenti, alla presa in considerazione dei bagagli di esperienza e di conoscenza degli studenti. La scuola viene chiamata a misurarsi con culture differenti, con atteggiamenti nuovi, con interazioni non sperimentate prima, con sistemi diversi di valori. Le conseguenze non possono che essere numerose e rilevanti: la scuola italiana sta abbandonando l'imprinting tradizionale esclusivamente monolingue e monoculturale a favore della ricerca di una nuova identità.

La diversità come ricchezza per il cristiano

Aula Paolo VI, Città del Vaticano, giugno 2016. Una bambina diversamente abile sale gli scalini e si avvicina al Papa, che la abbraccia e la bacia: “Questa è coraggiosa, questa non ha paura, lei rischia, sa che le diversità sono una ricchezza! Lei mai sarà discriminata, si sa difendere da sola”. Poco dopo altri bambini si avvicinano e si mettono a sedere ai piedi del Santo Padre. 

Le diversità fanno la comunità. La prima a parlare è Lavinia, una ragazza che ha affrontato il tema della diversità ed ha anche raccontato la sua paura di “non capire”, timore che provava agli inizi del catechismo.“Tutti siamo diversi” è la risposta di Francesco: “non c’è uno che sia uguale all’altro e ci sono alcune diversità più grandi o più piccole, ma tutti siamo diversi. Perché abbiamo paura delle diversità? Perché andare all’incontro di una persona con una diversità grave è una sfida e ogni sfida ci dà paura, è più comodo non muoversi, ignorare le diversità, dire che tutti siamo uguali e se c’è qualcuno che non lo è lasciamolo da parte”.Le diversità sono una ricchezza “perché io ho una cosa tu un’altra e con queste due facciamo una cosa più bella e più grande”. “Un mondo dove tutti siano uguali sarebbe noioso! È vero che ci sono diversità che sono dolorose, tutti sappiamo, che hanno radice in alcune malattie ma anche quelle ci aiutano, ci sfidano e ci arricchiscono. Mai aver paura delle diversità, è proprio la strada per migliorare e essere più belli e più ricchi”.Occorre mettere in comune quello che abbiamo: “C’è un gesto bellissimo che le persone fanno quasi incoscientemente, stringere la mano: quando io stringo la mano metto in comune quello che io ho con te, se è un stringere la mano sincero. Io ti do il mio e tu dai il tuo: questo fa bene a tutti e mi fa crescere”. E’ il momento di Serena, una ragazza di Pistoia che vive in sedia a rotelle. Serena chiede perchè ci sono tanti ragazzi disabili che non ricevono la Comunione. “E’ una domanda - ha risposto Papa Francesco - che mi mette in difficoltà, perché se io dico quello che penso...”.

Serena ha parlato “di una delle cose più brutte che ci sono tra noi”: la discriminazione. È una cosa bruttissima: “Tu non sei come me, tu vai di là e io di qua!”. “Ma io vorrei seguire la catechesi...”. “In questa parrocchia no, questa parrocchia è per quelli che si assomigliano”. “Questa parrocchia è buona o no? - Chiede il Papa - Cosa deve fare il parroco? Convertirsi! È vero che se tu vuoi fare la comunione devi avere una preparazione e se tu non capisci questa lingua - per esempio se tu sei sordo - devi avere la possibilità in quella parrocchia di prepararti col linguaggio dei sordi!”.“Se tu sei diverso hai anche tu la possibilità di essere il migliore. La diversità non dice che questo che ha i cinque sensi sia migliore di chi è sordomuto. Tutti abbiamo la stessa possibilità di crescere, di amare il Signore, di capire la dottrina cristiana, di ricevere i sacramenti”.Papa Francesco ha poi ricordato il Papa Pio X, che “più di cento anni fa ha detto che si doveva dare la comunione ai bambini. Tanti si sono scandalizzati!. Quel bambino non capisce, è diverso, non capisce bene...”. “Date la comunione ai bambini! Ha detto il Papa e ha fatto di una diversità una uguaglianza perché lui sapeva che il bambino capisce in un altro modo”.Non si può essere discriminati. Ognuno di noi ha il modo di conoscere le cose che è diverso, ma tutti possono conoscere Dio! 

La terza domanda è quella di don Luigi, che ha osservato come “non sempre tutti siamo capaci di accogliere” eh ha chiesto aiuto per “educare le comunità ad accogliere”.“Se un sacerdote non accoglie tutti che consiglio darebbe il Papa? - E’ la risposta di Francesco - Ma che chiuda le porte della Chiesa, o tutti o nessuno! Ma il prete dice: Non posso accogliere tutti perché non tutti sono capaci di capire. Sei tu che non sei capace di capire! Quello che deve fare il prete, aiutato dai laici e dai catechisti, è aiutare tutti a capire la fede, l’amore, come essere amici, a capire le differenze, come diventano complementari”.“Io credo - ha aggiunto - che nella pastorale della Chiesa si fanno tante cose belle e buone, ma c’è una cosa che si deve fare di più, soprattutto i sacerdoti: l’apostolato dell’orecchio, ascoltare! - Ma padre è noioso, perché sempre sono le stesse storie- . Ma non sono le stesse persone! E tu devi avere la pazienza di ascoltare. Accogliere e ascoltare!”.

Dall’identità alla diversità, dal problema alla risorsa

L’identità è unica e ci rende diversi da tutte le altre persone. Per essere riconoscibili, abbiamo bisogno di guardare le nostre appartenenze tutte insieme, senza pensare che una in particolare prevalga sulle altre. Esattamente come nella carta d’identità, per essere davvero certi di essere identificabili non è sufficiente guardare all’aspetto fisico, oppure il nome, il cognome, il luogo di nascita, ecc. Occorre tener conto dell’insieme – unico – di tutti gli elementi. Perché ciascun essere umano è diverso, e non perché appartiene a un gruppo piuttosto che a un altro: ciascuno è diverso in quanto è unico, insostituibile, impossibile da confondere con un altro. La diversità è dunque un fatto costitutivo e fondativo dell’identità stessa e, prima di essere un problema, rappresenta una risorsa fondamentale. Occorre dunque, al fine di superare la concezione negativa della diversità come problema, assumere una visione nuova, centrata non tanto sull’appartenenza a una comunità quanto sull’identità come risultato della diversità, e sulla diversità come risorsa per la comunità stessa. L’idea stessa del Piano di Gestione delle Diversità – si continua a leggere nel Piano – si fonda su una concezione positiva della diversità (di genere, di età, di lingua, di cittadinanza, di cultura…) intesa come una potenzialità da mettere a frutto intenzionalmente e consapevolmente all’interno delle organizzazioni, al cui interno l’eterogeneità è preferibile all’omogeneità, l’inclusione all’esclusione.

La diversità come ricchezza

La diversità viene definita come la negazione dell’identità, intesa sotto ogni ambito, sia culturale, politico e sociale che biologico e morale: si tratta di un concetto che sta alla base dell’esistenza umana e che è strettamente collegato a quello della individualità ed appartenenza.Tale condizione dovrebbe essere vissuta come uno stimolo ed un’opportunità per creare un punto di contatto, in grado di arricchire il bagaglio culturale e psicologico degli individui che, sfruttando questa disparità, cercano un punto di fusione reciproco per ampliare i propri orizzonti senza pregiudizi di alcun genere.Il diverso solitamente spaventa poiché pone di fronte a qualcosa di non catalogabile negli schemi del prevedibile e del consueto, contribuendo a porre numerosi interrogativi e sollevando incertezze.L’omologazione rappresenta un modo piuttosto utile per rapportarsi ad un contesto sociale dove, essendo simili agli altri, si viene accettati senza troppi problemi, vivendo nella massa; condizione che non viene accettata da chi, al contrario, desidera distinguersi dagli altri.

Chi non appartiene alla medesima etnia, ma sceglie di vivere insieme a persone diverse da lui, va inevitabilmente incontro ad una serie di problematiche di non facile risoluzione.Spesso la diversità viene guardata con sospetto, poiché risveglia sentimenti di non appartenenza e quindi di antagonismo; fin dall’antichità, infatti, i non facenti parte del medesimo gruppo sociale erano considerati oppositori, e quindi individui da tenere lontano.Quando c’è diversità, è presente anche varietà; questa frase rappresenta uno dei presupposti per interpretare al meglio il concetto di non-uguaglianza, che rende il mondo interessante per la sua eterogeneità. LKa diversità deve essere uno stimolo per approcciarsi all’esistenza con una giusta disponibilità verso il possibile, associando questo concetto alle numerose potenzialità che, invece di spaventare, sono in grado di arricchire.

Nell’era della globalizzazione la diversità culturale viene vissuta, nella maggior parte dei casi, come un’incombente minaccia, mentre rappresenta un fondamentale elemento contro il rischio di un appiattimento intellettuale. 

La possibilità di non rinnegare la propria identità etnoculturale appare come una scelta obbligata per riconoscere la dignità degli individui, evitandone il livellamento globale.Questo genere di diversità porta con sé il reale rischio di una invisibilità sociale poiché è risaputo che la società tende ad eliminare tutto quello che non si adegua alle scelte di massa. Pertanto chi affronta una strada culturalmente non aderente alle tendenze sociali (in tutti le sue possibili manifestazioni) può andare incontro ad una sorte di “ostracismo intellettuale”.Le minoranze culturali perseguono solitamente l’obiettivo di raggiungere un’adeguata visibilità, che dovrebbe essere tipica di ogni società libera. Secondo tali presupposti, la diversità è ricchezza poiché offre l’opportunità di conoscere diverse stimolazioni, anche da parte delle organizzazioni “di nicchia”.Spesso il concetto di diversità viene accomunato a quello di rinuncia in quanto le difficoltà che si incontrano nell’affrontare un percorso culturale non omologato costringe all’abbandono dei propri obiettivi. A tal riguardo basti pensare a tutti gli artisti che nel corso del tempo si sono visti negare qualsiasi riconoscimento perché troppo all’avanguardia, o comunque non in sintonia con le tendenze del momento.

Educare alla diversità

Il concetto di diversità, tanto diffuso nella società attuale, implica numerose interpretazioni: nella vita infatti si può essere diversi per natura o per scelta personale. Educare alla diversità significa spiegare tali differenze: è diverso per natura il disabile, l’omosessuale oppure chi appartiene ad un’etnia differente; mentre è diverso per scelta chi decide volontariamente di avere un aspetto particolare o di assumere comportamenti non omologabili, scegliendo un’esistenza fuori dagli schemi convenzionalmente ritenuti normali. Il tema sulla diversità è strettamente collegato alle tradizioni, alla lingua e alla cultura degli individui, che ne vengono condizionati nelle relazioni interpersonali e nel comportamento verso i vari contesti sociali. Il valore della diversità sta nel portare nuove conoscenze in grado di migliorare il proprio bagaglio culturale tramite un progressivo arricchimento intellettuale derivante da una produttiva curiosità (che non deve mai essere morbosa).



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