Hegel e il panteismo idealistico e dinamico

Georg Wilhelm Friedrich Hegel nasce il 27 agosto 1770 a Stoccarda. Studia filosofia e teologia all’università di Tubinga dove stringe amicizia con Schelling e Hörderlin e insieme erigono un albero della libertà, simbolo della Rivoluzione francese, i cui avvenimenti suscitano in Hegel un grande entusiasmo.

Difende con passione i principi di libertà e uguaglianza e descrive Napoleone come quest’anima del mondo, indicandolo come eroe storico-cosmico. Esistono, infatti, secondo Hegel, individui come appunto Napoleone, ma anche Giulio Cesare e Alessandro Magno che seguono la propria passione e la propria ambizione; individui che periscono e sono condotti alla rovina dal loro successo, perché l’idea universale che aveva suscitato il loro agire ha raggiunto il proprio fine; è, in realtà, la ragione che si serve di tali individui e delle loro passioni come mezzi per attuare i propri fini. Perché solo alla ragione assoluta, dice Hegel, la storia appare come lo svolgimento dell’idea universale dello spirito, mentre all’intelletto finito essa si presenta come una serie di eventi separati, priva di ogni piano razionale, mentre la storia ha un proprio fine: il raggiungimento della libertà.

Il medesimo entusiasmo che Hegel manifesta nei confronti della Rivoluzione francese è da questi replicato nella sua adesione allo Stato prussiano. Terminati gli studi lavora come precettore in casa private e trascorre un breve periodo a Berna (1793-1796). Sono questi gli anni dei primi scritti di Hegel: Religione popolare e cristianesimo, La Vita di Gesù e la Positività della religione cristiana.Nel primo scritto, Religione popolare e cristianesimo, Hegel afferma che il cristianesimo ha un carattere prettamente individuale: ognuno vive il suo rapporto con il dio; al contrario, la religione dei Greci è detta popolare, in quanto unisce e non divide a differenza di quella cristiana: è una religione che con i suoi riti e le sue credenze è vissuta in comunità e crea coesione. Un concetto, questo, ripreso e ampliato ne Lo spirito del cristianesimo e il suo destino del 1798.In Vita di Gesù, Hegel condivide l’idea di Kant di una religione vissuta come adesione interiore ai principi della morale.

Nell’ultimo, Positività della religione cristiana, invece, Hegel accusa la Chiesa di essersi allontanata da quei principi di fratellanza e di amore diffusi dalla figura di Gesù, la cui verità è stata tradita dalla Chiesa, più concentrata sull’esteriorità e sui dogmi.Nel 1797 ritorna in Germania e lavora come precettore a Francoforte sul Meno. Negli anni successivi lavora a scritti teologici. Alla morte del padre, eredita una somma cospicua e si reca a Jena. Qui, nel 1801, pubblica – gli altri scritti rimangono inediti – il saggio filosofico: Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Shelling. Nei due anni successivi collabora con Schelling al Giornale critico della filosofia.Nel 1805 è professore a Jena ed è redattore capo di un giornale bavarese ispirato alla politica napoleonica. Nel 1808 diventa direttore del ginnasio di Norimberga; 1816 è professore di filosofia a Heidelberg; 1818 è chiamato all’Università di Berlino, periodo questo del suo massimo successo. Muore a Berlino, forse di colera, il 14 novembre 1831.

Pensiero filosofico

La filosofia di Hegel è definita un panteismo idealistico e dinamico: finito e infinito nel sistema di Hegel coincidono, in quanto l’infinito è manifestazione e momento necessario dell’infinito, un soggetto spirituale in divenire, che si realizza progressivamente in tutti i suoi momenti e che solo alla fine, cioè nell’uomo, acquista coscienza di sé.La prima più importante opera di Hegel è sicuramente la Fenomenologia dello spirito, 1807: una storia romanzata della coscienza che attraverso tappe ideali – Hegel le chiama figure – esce dalla sua individualità, raggiunge l’universalità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione. Un percorso che l’Assoluto ha già eseguito. Il termine stesso – Fenomenologia – indica la scienza di ciò che appare, poiché nel sistema hegeliano tutta la realtà è spirito, la Fenomenologia è l’apparire dello spirito a se stesso.

La Fenomenologia prepara e introduce il singolo alla filosofia ed è una sorta di prefazione all’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, 1817. Questa risulta divisa in due parti: la prima contiene i momenti della coscienza (tesi), dell’autocoscienza (antitesi) e della ragione (sintesi); la seconda quella dello spirito, della religione e del sapere assoluto, elementi che l’Enciclopedia approfondisce.

L’Assoluto diventa, infatti, cosciente di se stesso in modo dinamico. Anche Hegel come Fichte e Schelling si pone come idealista e, in quanto tale, nel suo sistema l’«io» è a fondamento del reale.

L’Assoluto si articola in tre momenti:

  • l’idea in se e per sé,  l’idea in se stessa (tesi), a prescindere dalla sua realizzazione nella natura e nello spirtito;
  • l’idea fuori di sé (antitesi), l’alienazione dell’idea nelle realtà spazio temporale del mondo, ovvero la natura;
  • l‘idea che ritorna in sé (sintesi), l’idea che dopo essersi fatta natura, diventa coscienza di sé nell’uomo, lo spirito.

È questa la struttura dialettica che si ritrova tanto nella Fenomenologia quanto nell’Enciclopedia, al termine della quale, Hegel riconosce il suo pensiero come l’espressione ultima della filosofia e afferma che i sistemi filosofici precedenti non sono pensieri scordinati e in disaccordo con loro, ma solo tappe necessarie al raggiungimento della verità, momenti di una storia della filosofia che con Hegel giunge a compimento.

Per seguire proficuamente lo svolgimento del pensiero do Hegel risulta indispensabile aver chiare le tesi di sfondo del suo idealismo:1. La risoluzione del finito nell' infinito;2. L'identità fra ragione e realtà;3. La funzione giustificatrice della filosofia.Con la prima tesi Hegel intende dire che la realtà è un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione di esso. Tale organismo coincide con l'Assoluto e non con l'Infinito, mentre i vari enti del mondo, essendo manifestazione di esso, coincidono con il finito. Di conseguenza, il finito come tale non esiste, perchè ciò che noi chiamiamo non è nient'altro che un espressione parziale dell'infinito. Per Hegel l'Assoluto s'identifica con un Soggetto spirituale in divenire in cui tutto ciò che esiste è un "momento" o "manifestazione". Il soggetto spirituale infinito che sta alla base della realtà è denominato da Hegel con il termine "Ragione" o "Idea", intendendo con queste espressioni l'identità di pensiero ed essere o meglio di ragione e realtà. "Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale": con questo aforisma Hegel afferma la necessaria totale identità della realtà e della ragione. Hegel tuttavia non compie il tentativo di dedurre tutta la realtà da un unico principio; nè il tentativo di annullare le determinazioni concrete della realtà in un assoluto indifferente. Egli intende conservare e garantire tutta la ricchezza della realtà e non ridurla a schemi astratti. Ma la realtà è, per Hegel, intrinsecamente ragione e dal suo canto la ragione, è ciò che realmente e concretamente esiste. Lessere e il dover essere coincidono. Quindi la realtà è sempre quella che deve essere: razionalità intera e perfetta. La filosofia deve soltanto portare nella forma del pensiero il contenuto reale che l'esperienza le offre, dimostrandone l'intrinseca razionalità. Ma se la realtà è ragione, è assoluta necessità, la filosofia che ne dimostra la necessità è sempre scienza o sistema. Solo una scienza intesa come sistema che raccoglie ed unifica tutte le determinazioni del reale è veramente filosofia.

La dialettica di Hegel

L'Assolutismo per Hegel è fondamentalmente divenire. La legge che regola tale divenire è la "Dialettica". Nell' Enciclopedia Hegel distingue tre momenti o aspetti:a) "astratto" o "intellettuale";b) "dialettico" o "negativo razionale";c) "speculativo" o "positivo razionale".Il momento intellettuale (che è il grado più basso della ragione) è quello per cui il pensiero si ferma alla determinazioni rigide della realtà limitandosi a considerarle nelle loro reciproche differenze e secondo il principio d'identità e di non contraddizione. Il momento dialettico consiste nel mostrare come le sopra citate determinazioni siano unilaterali ed esigono di essere relazionate con altre determinazioni. Infatti, poichè ogni affermazione sottintende una negazione, in quanto per specificare che una cosa è, bisogna chiarire ciò cheessa non è, risulta indispensabile procedere oltre il principio d'identità e mettere in rapporto le varie determinazioni con altre determinazioni opposte. Il terzo momento, quello speculativo, consiste invece nel rendersi conto che tali determinazioni sono aspetti unilaterali di una realtà più alta che li comprende e li sintetizza entrambi. Globalmente la dialettica consiste quindi:1) Nell'affermazione di un concetto "astratto e limitato" che funge da tesi;2) Nella negazione di questo concetto come alcunchè di limitato e finito e nel passaggio ad un concetto opposto che funge da antitesi;3) Nell'unificazione delle precedenti affermazioni o negazioni in una sintesi positiva comprensiva di entrambe (sintesi).

La fenomenologia della spirito

Il principio della risoluzione del finito nell'infinito, o dell'identità di razionale e reale, è stata illustrata da Hegel in due forme diverse. Dapprima Hegel si è fermato ad illustrare la via che per giungere ad esso ha dovuto percorrere la coscienza umana in secondo luogo Hegel ha illustrato quel principio quale appare in atto nelle determinazioni della realtà. La prima illustrazione è quella che Hegel ha dato nella "Fenomenologia dello Spirito"; la seconda è quella che Hegel ha dato nella "Enciclopedia delle scienze filosofiche". La Fenomenologia è la storia romanzata della scienza che attraverso erramenti e scissioni e quindi infelicità e dolore, esce dalla sua individualità, raggiunge l'universalità e si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione (ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale). Perciò l'intero ciclo della fenomenologia si può riassumere in una delle sue figure particolari: quella della coscienza infelice è quella che non sa d'essere tutta la realtà, perciò si trova scissa e in differenze, opposizioni o conflitti dai quali è dilaniata e dai quali esce solo arrivando alla coscienza d'essere tutto. La prima parte della Fenomenologia si divide in tre momenti: coscienza (tesi), Autocoscienza (antitesi) e ragione (sintesi). Nella fase della coscienza predomina l'attenzione verso l'oggetto; nella fase dell' Autocoscienza predomina l'attenzione verso il soggetto; infine nella fase della ragione si arriva a riconoscere l'unità profonda del soggetto e dell'oggetto.

La scissione della scuola hegeliana

Alla morte di Hegel la sua scuola, allora fiorente, fu pervasa da un senso di sgomento. Era largamente diffusa tra i discepoli di Hegel la convinzione che la filsofia Hegeliana rappresentasse una sintesi conclusiva che occorreva consolidare, chiarire, applicare e divulgare, ma oltre la quale non era possibile andare. Tuttavia, già verso la fine degli Trenta, si potevano riscontrare, specialmente rispetto al problema teologico-religioso, sviluppi di notevole interesse e correnti tra di loro ben distinte e anche opposte. Per designare queste correnti ebbe fortuna la distinzione, desunta dal Parlamento francese, tra una Destra (i cosiddetti "vecchi-hegeliani") e una Sinistra (i cosiddetti "giovani-hegeliani"), adottata per la prima volta da David Friedrich Strauss nel 1837 e poi entrata largamente nell'uso. Mentre la Destra sosteneva che nessun altro sistema come quello di Hegel consentiva il più completo accordo tra filosofia e fede cristiana, la Sinistra, soprattutto con Strauss, prendeva posizione polemica rispetto a ogni forma di cristianesimo tradizionale e di religione rivelata. Strauss giungeva a interpretare la figura di Cristo come frutto dell'attività dell'immaginazione e quindi come un mito. Secondo Strauss è contradditorio che l'Idea si sia realizzata una volta per tutte in un singolo individuo storico (Cristo); soltanto l'umanità intera nella sua storia può invece portare a compimento la riconciliazione tra natura umana e divina che è stata simboleggiata in Cristo.

Tuttavia questa problematica religiosa che, all'interno dell'hegelismo, ha raggiunto la punta più significativa con l'opera di Feuerbach, doveva ben presto cedere il passo al prevalere di interessi politici, anche sotto l'incalzare degli avvenimenti culminanti nei movimenti rivoluzionari del 1848.La scissione della scuola hegeliana non deve essere intesa in modo troppo rigido, come una contrapposizione esclusiva dei due estremi, ma che ha dato luogo anche a numerose tendenze e sfumature intermedie".

Per intendere la differenza di posizione tra gli allievi di Hegel, si deve tener presente che vi è tra loro anche una differenza di status sociale e di posizione professionale. I filosofi della Destra sono, come Hegel, professori universitari-impiegati dello Stato, dunque, che godono di un elevato prestigio e di una posizione sociale di prim' ordine in una società che ormai va liberandosi dai residui feudali e si avvia a divenire pienamente borghese.I filosofi della Sinistra, "Giovani hegeliani", al contrario, si trovano in una situazione del tutto diversa. Per ragioni varie, ma sempre collegate alle loro idee in tema di religione e di politica, devono tutti abbandonare la carriera accademica e vivere di attività diverse. Per la maggior parte divengono giornalisti, o pubblicisti, rivolgendosi direttamente al pubblico dei lettori piuttosto che al pubblico degli studenti di un' università.Il terreno su cui nasce l'opposta interpretazione di Hegel da parte della Destra e della Sinistra è comunque, all'origine, strettamente teologico. Come interpretare la figura di Cristo? Essa ha un fondamento storico? Per Hegel il contenuto della filosofia e della religione è il medesimo: entrambe hanno per oggetto l' Assoluto nella sua totalità, nella pienezza del suo essere. La religione però si distingue dalla filosofia per la forma in cui questo contenuto è espresso. 

La religione lo esprime nella forma della rappresentazione, la filosofia nella forma del concetto.La Destra hegeliana interpreta la filosofia hegeliana come il più alto livello raggiunto dalla civiltà umana nella comprensione del divino: la razionalità dialettica permette di rendere ragione del mistero implicito nella forma della religione, e allo stesso tempo di salvarne il contenuto, rendendolo compresibile e accettabile per l'uomo moderno.I dogmi dell'immortalità dell'anima e dll Trinità, la concezione personale di Dio; tutto questo può essere accolto razionalmente.La stessa figura di Cristo, come sintesi dell'umano e del divino, può esser compresa nella sua essenza storica alla luce della concezione dialettica hegeliana, che permette di intendere il rapporto tra il finito e l'infinito, il tempo e l'eterno.La Sinistra hegeliana interpreta in modo opposto il rapporto tra religione e filosofia.

La razionalità dialettica deve essere posta al servizio della critica della religione, cioè dell'esame razionale del dogma, della storia della salvezza,della stessa concezione della divinità. Si tratta, inoltre, di sottoporre a critica, cioè a indagine razionale, lo stesso bisogno umano della religione, al fine di comprendere l'impulso che porta l'uomo alla fede.La conlusione del lavora critico della Sinistra sfocia in un radicale ateismo, come vedremo dalle posizioni di Stirner e Feuerbach. Ma sfocia allo stesso tempo in una completa revisione dell'idealismo e in un sostanziale abbandono del sistema hegeliano. Come abbiamo già ricordato, di Hegel viene ripreso essenzialmente il metodo dialettico, la cui applicazione darà con Marx frutti rivoluzionari, aprendo la via a un campo nuovo della filosofia contemporanea. Questi "Giovani hegeliani" non hanno formato una vera e propria scuola unitaria. Hanno invece polemizzato aspramente fra loro, dialogando con profondo pathos".

Bibliografia