Tommaso Campanella

Tommaso Campanella, al secolo Giovan Domenico Campanella, nasce a Stilo in Calabria, il 5 settembre 1568, da povera famiglia. Entra in un convento domenicano a tredici anni prendendo il nome di fra Tommaso. La sua formazione è fortemente influenzata dal filosofo calabrese Bernardino Telesio (1509-1588), da cui riprende le posizioni antiaristoteliche e naturalistiche. Sulla sua scorta scrive un’opera in latino, Philosophia sensibus demonstrata [La filosofia dimostrata attraverso i sensi], che gli attira le persecuzioni della Chiesa. 

Arrestato a Napoli, dove frequentava Giambattista Della Porta, esperto in magia naturale e in arti occulte, Tommaso Campanella subisce un primo processo nel 1592. Fugge viaggiando da una città all’altra, ma a Padova, dove conosce Galileo Galilei, è nuovamente arrestato; portato a Roma, dove resta in prigione per alcuni mesi, viene costretto all’abiura e poi condannato a ritornare in un convento calabrese.Nel 1599, in Calabria, dove le masse contadine erano costrette a subire, in terribile miseria, l’oppressione della Spagna e della Chiesa, Tommaso Campanella organizza una rivolta popolare che avrebbe dovuto instaurare una società teocratica secondo il modello poi esposto nella Città del sole.
La congiura viene scoperta. Tommaso Campanella, arrestato nel novembre 1599, può salvarsi solo fingendo di essere pazzo: i folli, infatti, non potevano essere condannati a morte. Nonostante venga torturato più volte, riesce a resistere alle sofferenze e a restare fedele alla propria finzione. Così viene condannato all’ergastolo, a Napoli, nel 1602.In carcere resta per 27 anni, dal 1599 al 1626. Qui scrive La Città del sole, le poesie e molte delle sue opere filosofiche, fra difficoltà incredibili di ordine materiale e intellettuale che lo costringono a venire a patti con le autorità: cosicché non è facile capire quanto, in questo periodo, risponda al suo effettivo pensiero e quanto, invece, alle esigenze di un compromesso con la Chiesa.
Per l’intervento del papa Urbano VIII, Tommaso Campanella riottiene la libertà, dapprima condizionata e limitata, poi definitiva, vivendo a Roma, nella cerchia di intellettuali e di prelati che assistevano il pontefice. Ma nel 1633 la scoperta di una congiura antispagnola in cui è coinvolto un suo discepolo, lo pone di nuovo in una posizione di pericolo, cosicché l’anno successivo si rifugia in Francia, alla corte di Luigi XIII. Qui prepara un piano di pubblicazione delle sue opere in dieci volumi, ma riesce a pubblicarne solo tre, perché muore il 21 maggio 1639.La cultura di Tommaso Campanella – Nella cultura di Tommaso Campanella confluiscono tendenze diverse: da quelle dei movimenti ereticali del Medioevo (si pensi a una figura come quella del monaco calabrese Gioacchino da Fiore, 1130-1202, la cui concezione religiosa era fondata sull’attesa della fine del mondo, profetizzata per l’anno 1260, e dell’avvento successivo di un nuovo “millennio”, in cui Dio e il Bene avrebbero governato la vita umana) a quelle del naturalismo, del magismo e dell’ermetismo che avevano caratterizzato la cultura platonica rinascimentale; dalla cultura popolare calabrese, con la sua concezione magica e animistica della natura, alla teologia della Controriforma, che mirava a unire potere politico e potere religioso (programma ripreso infatti da Tommaso Campanella). Della cultura rinascimentale egli riprende la tendenza alla magia, non il metodo scientifico e razionalistico; la spregiudicatezza intellettuale, non l’individualismo né la fiducia nell’azione del singolo; egli privilegia invece l’aspetto comunitario, sociale, collettivo spingendosi fino a ipotizzare una società comunistica nella Città del sole

Tommaso Campanella scrisse le sue poesie perlopiù in carcere. Un gruppo di 89 venne pubblicato nel 1622 in Germania, per interessamento dell’amico Tobia Adami, con il titolo Scelta d’alcune poesie filosofiche di Settimontano Squilla (pseudonimo di Tommaso Campanella), accompagnate dal commento dell’autore. Sono sonetti, madrigali, odi e tre elegie «fatte con misura latina» (è uno dei primi tentativi di rendere nella metrica italiana quella latina), tutti componimenti scritti fra l’inizio del secolo e il 1613.

Le poesie di Tommaso Campanella partono spesso da temi autobiografici (anzitutto quello del carcere) per innalzarsi sino all’esaltazione della superiore missione del poeta, alla condanna dei vizi e delle ipocrisie dominanti, alla riproposizione dei motivi politici che parallelamente confluiscono nella Città del sole.
Accanto alle opere in latino (come la Philosophia realis [Filosofia reale], la Theologia e la Metaphysica) spicca il trattato in volgare, scritto nel 1604, Del senso delle cose e della magia. Il mondo vi è immaginato come un animale, come un organismo vivente i cui vari aspetti sono tutti dotati di sensibilità. Tutta la natura dunque è pervasa da un’unica vita, da un’anima comune: la morte è solo un momento necessario alla continuazione di questa vita perpetua. La magia permette di intervenirvi così come l’astrologia concede di prevederne gli sviluppi. Dio si identifica con il processo naturale guidandolo verso una complessiva conciliazione di tutte le cose, verso un’armonia universale che si realizza progressivamente nel flusso stesso dell’esistenza.
Il progetto politico si inserisce appunto in questa fiducia. Si tratta di portare a compimento quanto è già previsto dal piano di Dio. Il teorico della politica è dunque anche un profeta.

La Città del sole

La città del sole del frate domenicano Tommaso Campanella fu scritta in carcere in italiano nel 1602 e pubblicata in una versione latina nel 1623 a Francoforte. L’opera si inserisce nella tradizione della letteratura utopistica che risale a Platone, ma che aveva avuto nel ‘500 il suo più grande esponente del mondo moderno nella Utopia di Tommaso Moro. Nella Città del sole vi si immagina un dialogo fra un Ospitalario, cioè un cavaliere dell’ordine degli Ospitalieri di san Giovanni a Gerusalemme, e un genovese definito “nochiero” (timoniere) di Cristoforo Colombo. Il primo fa domande al secondo che, circumnavigando il globo, ha scoperto la Città del sole in un’isola orientale chiamata Taprobana (l’isola di Ceylon o quella di Sumatra) e ne illustra i vari e straordinari aspetti all’interlocutore.

Evidente, nell’impostazione, l’influenza dell’opera di Tommaso Moro; ma possono aver influito su Campanella anche i resoconti provenienti dalle Americhe dove alcune missioni di gesuiti avevano dato vita a tentativi di organizzare società comunistiche.

La città del sole è collocata su un colle, intorno al tempio consacrato al Sole (dio), ed è circondata da sette ordini di mura, dedicati ciascuno a uno dei pianeti.Il potere è in mano al Metafisico (studioso di cose ultraterrene: una sorta di grande sacerdote che detiene anche il potere politico), chiamato anche lui, Sole. Egli è assistito da tre autorità, corrispondenti alla Trinità cristiana: Pon, Sin, Mor. Pon è la Potestà, il potere militare; Sin la Sapienza, il potere scientifico e culturale; Mor è l’Amore e ha il potere di presiedere alla generazione e alla educazione dei figli.L’organizzazione civile segue i criteri di una religione naturale corrispondente a un Cristianesimo insieme evangelico e naturalistico, che adora nell’universo l’immagine stessa di Dio; la proprietà privata è abolita, come la famiglia; i beni sono in comune, come le donne; l’educazione è assicurata a tutti; tutti devono lavorare senza distinzione d’importanza fra lavoro intellettuale e manuale; ognuno ricopre il ruolo adeguato alle proprie inclinazioni naturali e ai propri meriti secondo una struttura gerarchica che tuttavia non ammette soprusi e ingiustizie.

La critica alla società presente – Il sogno di una città regolata da giustizia e sapienza ha come presupposto una critica alla società presente dove dominano la forza, il machiavellismo, la ragion di Stato, l’ipocrisia. Alla contemporanea società italiana ed europea si allude solo rapidamente, per brevi accenni ironici inseriti in un’esposizione coerente e razionale che si serve di una prosa pacata e ordinata.

Bibliografia